Crisi, Fra scudo fiscale e razionalizzazione dei tribunali – di Carlo Di Stanislao

Mentre è tempesta nei mercati e Piazza Affari incassa l’ennesima “maglia nera” con un secco -6%, mentre si diffonde il panico dopo una mattinata di ribassi e piazze continentali andate in rosso pesante a metà seduta, per sprofondare in coincidenza con l\’apertura degli scambi a New York, con i colossi Citigroup e Bank of America che registrano pesanti perdite a Wall Street (tra il 6 e il 7%), Fed che apre una inchiesta sospetta sulle filiali USA delle banche europee e tonfo per la grande banca francese Société Générale (-12%); da noi il governo gioca al ribasso sulla manovra e tutti,  nel Pdl e nella Lega,  nascondono la mano, dicendo che loro nello stagno non hanno buttato nessun sasso.

Bossi, che oggi ha festeggiato il compleanno del ritrovato amico Tremonti, con l’amicone di sempre Calderoli, dopo aver cancellato un comizio per paura dei fischi, fa marcia indietro sugli enti locali e Alfano, in vacanza all’estero, è in affanno pensando a come potrà calmare i frondisti, sempre più numerosi ed agitati, in casa Pdl, al suo rientro lunedì. Intanto, anche se dal Pdl si affannano a dire che non è vero, si pensa (la cosa sembra piacere a Berlusconi) ad uno scudo fiscale bis, per racimolare fra 7 e 10 miliardi e, in cambio del lavaggio del denaro occultato dai soliti furbi, di risparmiare ad alcuni italiani la cosiddetta “solidarietà”.

Si calcola che siano 140 i miliardi illegalmente occultati all’estero da singoli e società, più delle stesse riserve auree nazionali e più di tre volte di quanto occorrerebbe al nostro Paese,  per mettersi al sicuro ed in pari con le richieste europee. L’ultimo condono fiscale, in Italia, è stato varato nel 2009 e ha permesso alle casse dello stato di riappropriarsi di 104,5 miliardi grazie ad un’aliquota del 5%. Ma ora, con la speculazione economica che aggredisce l’Italia e l’esigenza di dare un messaggio positivo ai mercati finanziari, ecco che è spuntata nuovamente questa coppia di parole. Si è detto, infatti, che la manovra economica all’esame della commissione il 22 agosto conterrà anche norme relative ad un nuovo scudo fiscale, mentre dalla maggioranza il Ministro della semplificazione, Roberto Calderoli,  assicura che un’eventualità del genere altro non è che “un’invenzione dei giornalisti“ ed aggiunge: “l’adeguamento del settore pubblico era sulla base di un pronunciamento europeo, e, quindi non si sarebbe potuto fare diversamente. Se c’è questa esigenza anche nel privato benissimo: ma lo si faccia con uno scivolo di una durata sufficiente“.

Dalle opposizioni, intanto, strepitano sia Bersani che Di Pietro, che non perdono tempo nel chiedere ancora le dimissioni del premier, senza naturalmente dare suggerimenti su cosa fare subito dopo,  per governare la crisi. L’unico immune ai colpi di sole in questo agosto incandescente, sembra essere il vicepresidente del CSM Vietti, che, dal Corsera, lancia l’idea di un processo civile breve con razionalizzazione dei tribunali (ve ne sono in questa Italia 8 in una sola regione, l’Abruzzo e ben 4 in una sola provoncia della Sicilia), che ci farebbe risparmiare più dei due terzi dei 45,5 miliardi dovuti. Nell\’intervista al Corriere della Sera Vietti dice di reputare "una grave e preoccupante carenza" il fatto che non ci sia una proposta del genere. Perché, spiega, basta leggere l\’ultima relazione di Bankitalia per sapere che la giustizia civile ci costa "l\’1% del Pil, all\’incirca 22 miliardi di euro, quasi quanto metà manovra". Quando vengono ricordati gli oltre 5 milioni di processi arretrati, il vice presidente del Csm fa presente, pur con  un "approccio prudente", che anche per la giustizia civile "ci potrebbero essere le condizioni di necessità e urgenza. Non mi pare che fin qui si sia osato molto”. Per Vietti sono "tre i fronti da aggredire". Primo: l\’abnorme accesso alla giustizia civile intervenendo con una modifica dell\’articolo 24 della Costituzione che "impone una tutela unicamente giurisdizionale dei diritti"; questo comporterebbe "una scrematura preventiva dei giudizi civili".Poi "un robusto filtro precontenzioso". E dopo – aggiunge – "ci vuole, diciamo cosi, un processo breve civile, questo si\’ urgente, con durata massima di tre anni per giungere al giudicato", anche per rispettare "il principio di ragionevole durata". Inoltre si può  "ipotizzare una responsabilità disciplinare dei magistrati" che devono condurre in porto le cause e la possibilità di accordarsi sui tempi. Tutto questo, conclude Vietti, si puo\’ agganciare alla manovra nella parte "in cui si riduce il numero delle province", e per esempio "trasformare tutti i tribunali infraprovinciali in sezioni distaccate di quello del capoluogo di provincia", oltre allo "smaltimento dell\’arretrato civile". Tutto molto logico, se non fosse che la logica non è affatto di casa in questo Paese.

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