Crisi economica, Il caso degli sponsor commerciali agli incontri politici

La crisi economica richiede molto piu’ di alcuni provvedimenti che, pur potendo temporaneamente tamponare alcuni buchi, non risolvono una tragica realta’: uno Stato e un’organizzazione economica che macina sprechi e disaffezione e che non genera produttivita’. Il baratro tra questi due livelli e’ enorme.

Facciamo l’esempio delle aziende pubbliche e private che sponsorizzano le feste politiche e/o di partito. Lo fanno per farsi pubblicita’ presso i presumibili tanti che frequenteranno questi raduni oppure per conquistare la benevolenza dei dirigenti di questi partiti che poi decidono come usare i soldi pubblici? Crediamo che le due motivazioni ci siano entrambe, ma con un grande sbilancio della seconda.

Ci domandiamo per quale motivo aziende come Eni ed Enel, Trenitalia e Autostrade, Lottomatica e Sisal e Gse (Gestore servizi elettrici), tutte aziende in cui il ministero dell’Economia e’ presente anche al 100%, abbiano bisogno di questa pubblicita’. Evidentemente ai partiti non basta il finanziamento pubblico che estorcono ai contribuenti che piu’ volte glielo hanno bocciato col referendum, e quindi si fanno finanziare sempre dallo Stato anche se con altro canale.

Poi ci sono le aziende essenzialmente private, come Monte dei Paschi di Siena, Telecom, Intesa San Paolo, Wind, Vodafone, Edison, Ibm, Seat, etc Sicuri che investono i loro soldi in pubblicita’ per i visitatori di queste feste o gli scarni passaggi televisivi che riprendono le specifiche iniziative, o piuttosto per invogliarsi questo o quel partito, questo o quell’altro capo di corrente di partito che organizza il proprio raduno, cosi’ che si ricordino di loro quando c’e’, per esempio, un affidamento della gestione di tesoreria di un Comune, di una Provincia o di una Regione, l’allestimento delle comunicazioni o dell’informatica di questa o quell’altra istituzione nazionale o locale e i relativi contratti energetici o parco macchine?

Non crediamo di essere dei fantasiosi burloni diffidenti di tutto. Si tratta di costi che o escono direttamente dalle casse dello Stato (societa’ pubbliche) o gravano sulle solite casse grazie ad affidamenti di servizi non scelti anche col criterio del vantaggio economico (societa’ private o quasi). E’ questo marciume, o no? E non e’ sintomatico che anche il maggior partito dell’opposizione (molte sono le feste del Partito Democratico in questo gioco) vi si presti? Cosi’ non si va da nessuna parte e si continua solo a farci male.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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