Crisi, come funziona lo swap del debito greco

Il piano di ristrutturazione del debito della Grecia siglato fra Atene e creditori privati e denominato Private Sector Involvement (Psi) si incardina sul principio della ‘volontarieta” e prevede una sostanziale svalutazione dei 206 miliardi di euro di titoli di Stato ellenici in mano agli obbligazionisti, sia istituzionali che privati, in modo da scongiurare un default di Atene.

L’intesa, raggiunta dopo mesi di negoziato tra governo greco e l’Iif che rappresenta i creditori privati, si basa su un ‘haircut’, o taglio nominale del 53,5% sui titoli in portafoglio, e sul riscadenzamento che prevede uno swap (concambio) con nuovi titoli a piu’ lunga scadenza e bond dell’Efsf (European Financial stability facility).

Le nuove obbligazioni elleniche avranno una cedola del 2% fino al 2015, del 3% dal 2016-2020, del 3,65% fino al 2021 e del 4,3% dal 2022-2042. Cosi’ strutturata, l’operazione comporta una perdita complessiva sul valore di mercato del 74%.

Lo swap dei titoli e’ volontario, ma e’ necessaria una adesione al piano di ristrutturazione del 90%. Sotto questa soglia e con una partecipazione degli istituti che sia comunque superiore al 75%, l’Agenzia del debito greco ha avvertito che potrebbe far scattare le clausole di azione collettiva (Cac) che rendono di fatto lo swap vincolante per tutti gli obbligazionisti imponendo una adesione forzata. Qualora non si riuscisse a raggiungere una adesione di almeno il 75%, per Atene scatterebbe il default ‘incontrollato’ innescando un effetto domino sui mercati mondiali.

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