Crisi, Cacciato Berlusconi tutto si risolverà d’incanto? – di Giampiero Pallotta

Italian President of the Council Silvio Berlusconi arrives for a statutory Summit of the European People's Party (EPP), on June 16, 2010 in Meise, near Brussels, on the eve of an European Council gathering EU's heads of state. During the one-day meeting, EU leaders are expected to adopt "Europe 2020", the new strategy for jobs and growth, and will also discuss the forthcoming G 20 summit, economic governance and post-Copenhagen climate strategy. AFP PHOTO / GEORGES GOBET (Photo credit should read GEORGES GOBET/AFP/Getty Images)

Le opposizioni (oltre al Pd ce ne sono altre), anziché affrontare in Parlamento una crisi mondiale che si rivela sempre più pericolosa, richiedono le dimissioni di Berlusconi. Come se mandato a casa il Premier tutto si risolvesse in un “battibaleno”. Facendo finta di dimenticare che non e’ certo Berlusconi ad aver creato la crisi mondiale e non e’ il solo ad aver guidato l’Italia che soffre dei danni provocati dai governi del “consociativismo” e, in special modo, da quelli recenti della sinistra. La causa principale dei titoli di Stato italiani, offerti sul mercato ad un tasso superiore a quelli tedeschi, e’ soprattutto dell’opposizione “irresponsabile” la quale pretende, per dare una mano al Paese, che Berlusconi si dimetta. Persino Prodi, dal “Corriere della Sera”,  ha dichiarato che non si può aprire una crisi di governo al “buio” quando ci si trova in mezzo all’occhio del ciclone. Manco a dirlo, la notizia non e’ stata riportata da nessuno dei giornali “intelligenti” che appoggiano la sinistra.

Il Pd sostiene di aver già fatto il suo dovere agevolando l’approvazione in soli tre giorni della finanziaria. Al dire il vero sono stati “costretti” alla collaborazione dal Presidente della Repubblica Napolitano, un loro “compagno”. Ora siamo al punto che e’ prioritario aiutare il Paese, piuttosto che pensare ai propri interessi politici di parte. L’unico che sembra che l’abbia capito e’ Casini che  ha assunto un atteggiamento contrario rispetto alle altre opposizioni. Ha capito che non si può chiedere di fare subito ciò che è “indispensabile”, e poi opporsi a quel che bisognerebbe “urgentemente” fare. Ma è su Berlusconi che Casini si smarca maggiormente dagli altri “compari” occasionali: “Oggi nel paese non si possono consentire cose inutili. Sono 3 anni che chiedo le dimissioni di Berlusconi: poiché non le dà, è inutile continuare a perdere tempo”. Casini, un “marpione” dalle cento cotte, non dimentica che le elezioni del 2013 sono dietro l’angolo. Se la maggioranza è in evidente affanno, le opposizioni sono nel caos completo e ci resteranno: quindi, l’Udc prende le distanze e si prepara al “riallineamento” dato che e’ quasi certo che Berlusconi non si ricandiderà nel 2013. Cosi’ abbandona l’antiberlusconismo, “sconfessa” Fini e, in sostanza, sta archiviando il “Terzo Polo”. Spiazzando tutte le opposizioni, fa tre proposte al governo. Anticipare gli effetti della manovra da 40 miliardi. Scrivere nella Costituzione che il pareggio di bilancio è un obbligo. Istituire una commissione tra maggioranza, opposizione e parti sociali. L’anticipo della manovra era già nell’intenzione del Governo come pure inserire nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. Per quanto riguarda la terza proposta, tutto dipenderà se le opposizioni e le parti sociali assumeranno un atteggiamento “responsabile”: pia illusione! Insomma, Casini ha capito che fare come Fini, Bersani e Di Pietro è inutile. Se non finiscono le liti quotidiane tra il Pdl e il Pd (i maggiori partiti) per fare un patto limitato nel tempo (come hanno fatto in Germania con la grande coalizione) per risolvere i problemi; se si ha paura di perdere voti alle elezioni, le “riforme”, seppure impopolari ma che servono al Paese, non si faranno mai. Se Casini si alleerà con il Pdl, abbandonerà il Terzo Polo, il Fli rischia di rimanere fuori dal parlamento perche’ difficilmente raggiungerà la percentuale minima dei voti. Ed ecco che Fini, a dimostrazione che il suo progetto politico e’ fallito, in questi ultimissimi giorni ha iniziato la marcia di riavvicinamento a Berlusconi. Tramite il fidato Bocchino, e’ cominciata una sotterranea azione diplomatica che probabilmente non avrà successo visto che si troverà di fronte il veto degli ex An nel Pdl. Se si deve perdere  e’ meglio perdere con onore.

La crisi economica è grave e potrebbe divenire gravissima. Dal momento che, come si dice, le Borse sono “il termometro del tempo che farà domani”, tutti si spera che presto splenderà il sole. Ma lo scetticismo prevale. Le borse vogliono vedere un autentico cambio di marcia, vogliono fatti concreti. Il segnale che potrebbe renderle ottimistiche e’ la “estirpazione” delle parti cancerose. La maggioranza ne ha il potere o il coraggio? E’ qui che si vede tutta la differenza fra “autocrazia” (forma di governo in cui un singolo individuo detiene un potere illimitato) e “democrazia”. Non sto facendo apologia della dittatura, soltanto esponendo i limiti della democrazia. Un autocrate illuminato può attuare riforme che mettono sotto sopra tutto il Paese “scontentando” tutti, ma lo “risana” e lo guarisce da mali atavici. Può fare questo perche’, non rischiando di essere scalzato dal potere, ha il tempo di far constatare ai cittadini i benefici della sua azione. Invece, anche il piu’ capacissimo Premier democratico, che ha dinanzi a sé soltanto tre, quattro o cinque anni, non può implementare riforme epocali che, per lo piu’, sono impopolari e per questo contestate da tutti. Non avrebbe il tempo di realizzarle per risanare il suo Paese, perche’ verrebbe cacciato alle prime elezioni ed e’ quello che avviene in democrazia quando un governo diventa impopolare, appunto.

Per affrontare questa gravissima crisi economica, che sembra non aver mai fine e, probabilmente, peggiorerà, il governo Berlusconi ha due opzioni. Fare tutto quello che sarà possibile fare anche se diventerà impopolare e mettere in forse la sua rielezione nel 2013. Pressato dalla crisi, e’ costretto ad adottare misure straordinariamente severe e contrarie al “buonismo nazionale”, quindi, si renderà odioso. Potrà anche salvare l’Italia, ma nessuno gliene sarà grato e perderà le elezioni. Nel caso migliore, il governo successivo si attribuirà il merito dei risultati dei provvedimenti adottati, e accuserà il governo precedente di aver fatto pagare prezzi eccessivi. L’altra soluzione e’ di non far nulla. Imprecare contro la sfortuna e accusare i malvagi speculatori. Ma quale governo potrebbe essere rieletto se lasciasse andare tutto in malora? La conclusione e’ una: se la crisi e’ molto grave, e lo e’, la maggioranza potrebbe perdere le elezioni qualunque cosa faccia. Ma c’e’ sempre un lato positivo in qualsiasi situazione, anche la piu’ disperata. Quando non si e’ sicuri di vincere, si deve “scegliere di perdere con onore”. Il governo dovrebbe ridurre del 50%, con effetto immediato, lo stipendio dei parlamentari. Ridurre drasticamente il costo della politica. L’importo massimo delle pensioni non dovrà superare i 5mila euro mensili (Lamberto Dini percepisce 40mila euro mensili per il cumulo di diverse pensioni, Azelio Ciampi 34mila, Giuliano Amato 31mila, Prodi 14mila ecc.). Allungare d’un solo colpo di cinque anni l’età pensionabile, rendendola uguale per uomini e donne. Abolire le pensioni di anzianità. Permettere la licenziabilità dei pubblici dipendenti. Abolire parzialmente il Servizio Sanitario Nazionale obbligando tutti ad assicurarsi privatamente. Riformare il fisco senza concertazioni e senza contrattazioni. Tagliare di colpo tutti i rami secchi delle ferrovie. Sopprimere l’80% delle province. Licenziare gli impiegati sorpresi fuori posto durante le ore di lavoro. Imporre una produttività ai magistrati, e adottare tutti gli altri provvedimenti opportuni ma impopolari. Se si eviterà la insurrezione del popolo, una manovra così darebbe un colpo decisivo al debito pubblico. Ovviamente il salvataggio dipenderebbe dal senso di responsabilità di tutte le forze politiche in campo. Purtroppo in Italia la faziosità e’ diventata incontrollabile e prevale di gran lunga  sull’interesse nazionale.

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