Crisi, Abroghiamo tutte le sovvenzioni pubbliche – di Roberto Pepe

Il nostro presidente Napolitano nella propria visione della politica odierna, lascia trasparire un senso d’affetto per la lunga militanza in seno a "il partito” per il quale si soffriva, si lottava ed anche, si moriva. Ciò non toglie che oggi le cose siano molto cambiate e, con sommo rispetto, vorrei far presente che questa visione romantica della politica in genere, può compromettere un reale aggiornamento dell’assetto organizzativo che abbia come fine ultimo il gestire più oculatamente la nostra Nazione.

Bisogna prendere atto che è la conformazione tradizionale e la sovrabbondanza di sovvenzioni pubbliche (prive di controlli reali) che in Italia hanno corroso dovunque ed irrimediabilmente lo Stato di Diritto a tutti i livelli (nonostante il 90% degli italiani si sia espresso chiaramente in modo contrario, nel referendum del ’93). Vanno tutte abolite: dalle sovvenzioni a pioggia al cinema, al teatro, ai giornali, alle organizzazioni (cosiddette) culturali, ai circoli, per arrivare a quelle che foraggiano consulenti, esperti, subappalti, studi ad hoc, indagini e fattibilità di progetti (mai realizzati) e giungere infine ai patiti, ai gruppi parlamentari, ai sottogruppi ad a quella ignominia dei “monogruppi”, ossimoro pazzesco già nella definizione.

Non è questione di estirpare “le mele marce”, qui si tratta di abbattere completamente l’albero! Abolire immediatamente qualsiasi tipo di sovvenzione a costo zero, per coltivare dei nuovi arbusti con moderne tecniche di OGM. Nella Repubblica di Venezia i ricchi commercianti nobili erano “costretti” per legge ad impegnarsi a fare il “politico” a rotazione, in quanto essi consideravano la politica tempo perso, senza guadagno. In una efficiente organizzazione, è lo Stato al servizio del privato, il quale produce – e crea lavoro – e supporta direttamente quei servizi (tasse) di cui necessita. Non è lo Stato che sovvenziona il commercio o la cultura. E’ il commerciante che paga le galee militari a difesa dei propri navigli commerciali, che portano, tra l’altro, ricchezza in città! E’ così che i commercianti veneziani si sono comprati la nobiltà ed hanno creato il carnevale per tutti, per divertirsi e fare cultura anonimamente! Il Doge eletto faceva una “promissione” solenne, con la quale enunciava quello che “non” avrebbe mai fatto: appropriarsi  della cosa pubblica, favorire i parenti… e questo nel 1600!

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