Criminalità, Roma si tinge di sangue – di Carlo Di Stanislao

Roma si tinge di sangue, con ventidue omicidi in sette mesi, di cui otto da giugno ad oggi. Probabilmente le varie bande della Capitale si stanno sfidando per dividersi la torta del malaffare. Non c’è altra chiave per decifrare quello che sta accadendo per le strade della città, non solo nei suoi quartieri storicamente più difficili: Tor Tre Teste, il Tiburtino e oggi Primavalle, ma anche tra i solidi palazzi umbertini di Prati e nelle piazzette della movida di Campo de’ Fiori.

Come già si disse il 4 giugno, al termine di un vertice in Prefettura, per comprendere  e contenere il dilagare di sparatorie ed omicidi, va immaginata una disperata e tragica voglia di far saltare tutti gli equilibri, anche a costo di andare a sbattere contro i clan veri, contro i napoletani e i calabresi che tutto vorrebbero, per continuare tranquilli nei loro traffici. Sparare all’impazzata, ferire e uccidere, lasciando una scia di sangue, per guadagnarsi spazi e credibilità.  A pochi mesi dalla Festa del Cinema,  Roma sembra divenuta il set di un film di Tarantino e Rodriguez, con regolamenti di conti, omicidi domestici insensati, violenza dilagante e situazione del tutto fuori controllo.

Ieri è stato ucciso Simone Colanesi, 30enne pregiudicato, freddato in un agguato a colpi di pistola in via Pietro Bembo, in zona Primavalle. Prima di lui, il 10 luglio, un pregiudicato di 33 anni era stato gambizzato nel quartiere tiburtino, pochi giorni dopo un sanguinoso pestaggio nel quartiere Monti, a causa del quale è ancora in coma il musicista 29enne Alberto Bonanni. Linciaggio quest’ultimo per il quale sono stati arrestati cinque  presunti aggressori, tutti appartenenti al sottobosco della malavita capitolina. Andando a ritroso, il 20 giugno a Quarto Miglio, in un campo, un pastore di 78 anni, Sabatino Onofri, viene trovato morto, ucciso a bastonate. Il 14 giugno, il 47enne Marco Calamanti è stato aggredito in strada a San Basilio e ucciso con un colpo di crick in testa, per questioni di debiti. Lo stesso giorno a Tor Sapienza, Paolo Mistretta, 24 anni, in preda a un raptus ha ucciso a coltellate la  nonna e ferito la sorella. Ancora, il 14 giugno il 74enne pensionato ebreo Rafael Coen, è stato trovato morto nell’androne di casa in Via Lanciani, colpito con una stilettata al cuore e il 7 giugno a Cinecittà il 24enne Stefano Salvi ha massacrato la nonna della fidanzata e ha cercato di scioglierla nell’acido.

“Ormai la situazione è drammatica", afferma l’ex sindaco Walter Veltroni,  ma gli risponde l’attuale sindaco Alemanno: "Nessun Far west, è guerra tra bande”, come se questo rendesse i ventidue omicidi da gennaio un fatto meno grave e spiegasse il clima da “omicidio for-ever”, che si respira un po’ dappertutto.

Oggi si torna a parlare di Magliana,  non tanto perché a tirar dei fili, a scartabellare tra gli archivi, spuntano parentele o anche solo assonanze, quanto perché la dinamica criminale che abbiamo davanti è la stessa che trent’anni fa sconvolse la città.  E’ “la mala che si fa mafia” come avvenne allora, o che comunque vuole farsi mafia come sembra che stia accadendo in questi mesi, altro che scontro fra bande che non riguarderebbe il tessuto civile e la vita dei comuni cittadini. L’ultimo ucciso, spappolato a colpi di 44 Magnum alle tre del pomeriggio, aveva cinque fitte pagine di precedenti penali, per rapina, droga ed estorsione ed era diventato sorvegliato speciale dopo essere stato arrestato per rapine commesse a Firenze e in altre città toscane, oltre che a Riccione, Jesolo, Pescara, Frosinone. Una vita difficile, violenta, costellata anche da problemi sia in carcere con detenuti e guardie penitenziarie, sia in libertà. Scarcerato da una decina di giorni, era stato visto girare con un coltello per le strade di Primavalle e poche ore prima di essere ucciso, avrebbe scippato una ragazza. Sognava una vita da pugile,  ma ha preso la strada sbagliata, una strada apparentemente più facile ed invece piena di insidie mortali. Pina Picerno, del Pd, scrive in un comunicato stampa, che l’escalation di omicidi e altri atti di violenza che si susseguono a Roma, “sono la dimostrazione che lo Stato non riesce a garantire il controllo del territorio”. E spiega: “Da un lato i tagli alle forze dell’ordine e dall’altro la totale assenza del governo, paralizzato da lotte intestine, stanno aprendo varchi insperati. La situazione è grave, prima hanno fatto finta di non vedere cosa stava accadendo nel Nord Italia, con pesantissime infiltrazioni della malavita organizzata, per poi lanciare allarmi accorati una volta che si erano resi conto di cosa stesse realmente accadendo”. In una nota di ieri,  il senatore del Pd Raffaele Ranucci, chiede al Ministro Maroni di riferire in Senato su cosa sta accadendo a Roma e sui motivi che hanno portato non solo agli omicidi, ma allo stravolgimento dell’intera città, con Via Veneto, divenuta la via della malavita,  con continui sequestri di locali perchè di proprietà della criminalità organizzata. "Ma cosa sta succedendo alla nostra Roma? Cosa nascondono questi efferati omicidi e cosa c’è dietro ai sequestri dei locali di Via Veneto?”: questo chiede a Maroni il senatore Pd, aggiungendo che il ministro ha il dovere “di riferire al più presto in Senato sulla situazione della sicurezza capitolina”.

Cinque giorni fa, dopo le polemiche per la carenza di pattuglie nella Capitale e l’allarme sull’offensiva della malavita, scoppiò il cosiddetto “caso scorte”, con i dati di Consap, uno dei più rappresentativi sindacati dei poliziotti, secondo cui, a Roma,  sarebbero almeno mille gli agenti incaricati della protezione di personaggi della politica e dell’economia, nonché di diplomatici, attori e cantanti, che invece potrebbero essere utilizzati per la sicurezza della città. In quella occasione Alemanno scrisse al ministro Maroni per chiedere l’immediata revisione di tutti gli elenchi delle personalità sotto scorta a Roma, perchè “nessun romano deve avere il sospetto di essere più esposto alla criminalità per garantire i privilegi inammissibili delle caste politiche, economiche e amministrative”.  E’ passata da allora quasi una settimana e vi è stato un altro omicidio, senza che nulla però si verificasse.

Credo che, comunque stiano le cose, non sia ammissibile che, per decisioni prese da vari enti,  la Prefettura sia costretta a distogliere un così elevato numero di macchine e di uomini  dal quotidiano controllo del territorio. E, come riportava il Corriere il 23 scorso, dopo la proposta del prefetto Giuseppe Pecoraro di impiegare la polizia municipale solo per i reati minori, sono insorti i sindacati di categoria: “Abbiamo le stesse qualifiche di polizia e carabinieri – ha detto Mauro Cordova, presidente dell’Arvu Europea -, ma non abbiamo auto di servizio a sufficienza, nè armerie nei comandi o camere di sicurezza. Non siamo neppure addestrati all’uso delle armi. E neanche uno psicologo. Meglio tornare in strada a fischiare, assicurando ai romani la vera sicurezza, che fare i poliziotti di serie B”. Per Alessandro Marchetti, segretario generale aggiunto sul Sulpm, invece “la Municipale già si occupava di reati minori, come prostituzione, accattonaggio e abusivismo commerciale. Non ci sono molte novità. Ma è riduttivo definirli minori, visto che dietro ci sono riciclaggio di denaro sporco, mafia cinese e camorra”. Pochi giorni fa, sul Corriere della Sera, Bevilacqua ha raccontato di quando accompagnò Orson Welles in giro per Roma, per mostrargli luoghi dove ambientare il mai girato e sempre sognato (dal grande regista come da Terry Gillian) “Don Chisciotte”. Ha ricordato lo scrittore parmigiano che Wells, alla fine della lunga e notturna passeggiata, disse che Roma è “uno zoo inaudito”, con la mano del demonio protesa su di lei. Incredibile capacità di sentire le cose, dietro la calma apparente, che hanno i geni e gli artisti, infernali e profetici come “Quinlan” o “Falstaff” o uno degli “famiglia Amberson”. Speriamo che qualcuno si decida a dare più uomini e mezzi ad un territorio ormai preda di una criminalità dilagante.

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