Corno d’Africa, si continua a morire di fame e sete

Continua ad essere drastica la situazione nel Corno d’Africa. Il Volontariato Internazionale per lo Sviluppo – Vis -, denuncia la drammatica situazione che vive l’Etiopia, in particolare nella zona al confine con la Somalia. Carestia e siccità non perdonano, la gente muore di fame, i bambini sono quelli che soffrono di più e che rischiano la vita ogni giorno.

Gloria Paolucci, responsabile paese e coordinatrice dei progetti VIS in Etiopia, racconta: "A causa della siccità, persone e animali muoiono ogni giorno. Neppure i cammelli, animali tradizionalmente abituati ad affrontare questo tipo di emergenze, ormai sopravvivono e questo è un segnale di quanto sia critica la siccità quest’anno".

L’Ong si occupa in questi giorni in modo particolare di distribuire aiuti umanitari e risorse di prima necessità. L’acqua, da quelle parti, vale più dell’oro: "La distribuzione dell’acqua avviene una volta al mattino e una volta al pomeriggio", spiega sempre Paolucci, "lo stesso avviene in tutti distretto. Quindi come minimo attualmente stiamo aiutando, con i 20mila litri distribuiti ogni giorno, 10mila persone a sopravvivere quotidianamente".

C’è poi anche l’emergenza che riguarda i rifugiati somali: ogni giorno arrivano in migliaia, assetati, affamati, stremati dal viaggio, senza forse. "Senza mezzi muoiono nel campo di pre-asilo in attesa di essere inseriti nelle liste“. “Verranno forniti loro latte in polvere, biscotti multivitaminici, preparato superproteico (Famex), riso, farina, zucchero, piccole quantita’ di sale e olio. Fortunatamente – conclude – nella zona sono presenti pozzi d’acqua ai quali e’ possibile accedere".

Intanti il governo etiope vende le proprie terre, quelle agricole. Il popolo muore di fame, ma non sembra interessare ai governanti. Il regime di Addis Abeba ha deciso così. Tra le aziende coinvolte ci sono anche due imprese italiane, tra cui la Fri El-Green Power. Per lei sono previsti 31mila ettari di terra presso la frontiera keniota, in una zona abitata dalla tribù dei Daasanach. "L’azienda italiana produrrà mais, soia, palma da olio e canna da zucchero che saranno totalmente destinati al mercato interno dell’Etiopia e saranno cosi’ di aiuto a fronteggiare sia periodi di emergenza alimentare durante le carestie, sia a sostenere nei periodi normali le popolazioni delle zone fertili della Valle dell’Omo": questo è quello che dichiara l’amministratore delegato di una delle aziende. Ma sarà davvero così? Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere, non è convinto: "Questo genere di prodotti alimentari non servono quando è in corso una carestia, perché hanno un basso contenuto proteico". Incoerenza totale.

Con la vendita delle terre i contadini, che prima erano proprietari, diventano operai sottopagati. Per non dire schiavi, costretti "a diventare manovali", e "con ogni probabilità la qualità della loro vita peggiorerà drasticamente e saranno condannati alla fame e all’indigenza".

SOLIDARIETA’ L’Italia sta facendo la sua parte. Nei giorni scorsi è partito il primo volo carico di aiuti umanitari diretto nel Corno d’Africa. La Farnesina non è insensibile a ciò che sta accadendo laggiù. Oggi anche la regione Toscana si è messa la mano sul cuore e ha donato venticinquemila euro per l’acquisto di beni di prima necessità per i rifugiati ospiti del campo di Dadaab, in Kenya, vittime della carestia che colpisce il Corno d’Africa. "Si tratta di un atto dovuto, nella tradizione toscana di sostenere chi e’ in estrema difficolta’ – ha detto il presidente Enrico Rossi presentando l’iniziativa -. La Cooperazione internazionale regionale e’ sempre vicino a chi soffre".

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