‘Conversione culturale’, l’invito di Bagnasco lascia sgomenti – di Fabio Ghia

L’appello al cambiamento rivolto lo scorso venerdì alla classe politica italiana dal cardinale Bagnasco, perché il loro operato “è destinato a divenire il “modello culturale” dominante, suona come un macigno per l’intera classe dirigente italiana. Ma non bisogna dimenticare che anche la Chiesa ha le sue responsabilità educative nei confronti dei giovani e la “conversione culturale” tanto acclamata dal cardinal Bagnasco sicuramente va ad interessare la chiesa e i valori morali che oggi professa.

La chiesa, infatti, dovrebbe proporre valori sociali di riferimento, quelli per i quali Gesù stesso ha sacrificato la sua vita: la famiglia, il rispetto per l’uomo e la sua dignità, il valore della donna in ambito sociale e la parità di diritti rispetto all’uomo, la mamma (Maria, Madre di Dio) valido sostegno e guida morale della vita familiare, ecc… Guardando cosa sta succedendo nel mondo ci si accorge che, malgrado gli appelli alla pace e al rispetto della vita del Santo Padre, le comunità cristiane nel mondo (soprattutto quello islamico) sono sempre più emarginate, se non perseguitate, e fatte segno di continue violenze.

Renè Guitton, celebre scrittore e intellettuale francese, cita: “Dal Maghreb all’Africa subsahariana, dal Medio Oriente al Pakistan, dall’India all’Estremo Oriente, ovunque si ripete lo stesso copione di orrori e di ingiustizie: fughe di massa, saccheggi di chiese e di abitazioni, profanazione …. ma anche pressioni, minacce, intimidazioni, scherni e discriminazioni legalizzate. E la mano è sempre la stessa, quella armata dal fondamentalismo (io direi più radicalismo) – islamico, induista, buddista – e dal comunismo ateo. In particolare i cristiani d’Oriente sono emarginati e perseguitati in quanto cristiani e, in quanto emarginati, di loro si parla sempre meno. Eppure sono circa 200 milioni e, in una lenta emorragia, stanno scomparendo ed emigrando in massa”. 

In alcune aree non esistono più. La più importante, ma mai citata dalla Chiesa, è la Terra Santa, dove i cristiani arabi, stretti tra l’icudine israeliana (altra nazione che non accetta i matrimoni interreligiosi) e il tradizionale radicalismo musulmano, nella sostanza sono ridotti a una sempre più piccola comunità, senza speranza di sopravvivenza. Ma se di radicalismo religioso si tratta, è bene concentrare l’attenzione sul più tradizionale Islam e quanto la parte istituzionale “moderata” va predicando, e come la Chiesa cattolica, in particolare, vada sempre più ignorando il processo d’islamizzazione in corso. Ci sono nazioni come la Turchia, Algeria, Egitto e tutti i Paesi del Golfo, dove i cristiani, bene che vada, sono emarginati: schedati attraverso la carta d’identità per la loro fede, e discriminati.

Gli episodi di dicembre in Egitto hanno messo bene in risalto le discriminanti sul matrimonio interreligioso tra copti e musulmani. Ma oltre che in Egitto è in tutto il mondo musulmano (moderato) che i matrimoni interreligiosi sono a senso unico: devi comunque convertirti all’Islam se sei maschio. La femmina l’Islam non la prende in considerazione, perché quello che conta sono i figli che comunque devono derivare da seme musulmano, il cui detentore è il maschio!

E’ quindi la civiltà islamica che avanza inesorabilmente, sfruttando quale elemento di “penetrazione” sulle altre culture proprio l’elemento umano.

In Europa, terra cristiana per eccelenza, il tasso di crescita dei fedeli musulmani è su valori pari a più del doppio di quelli delle altre religioni monoteiste: 1,5% contro lo 0,6%, con una previsone a una percentuale del 12,3% (95 milioni) nel 2030, contro l’attuale 6,2% (45,2 milioni). Se si guarda ciò che è accaduto in Francia, nazione europea a più alto tasso d’immigrati musulmani (7,5% della popolazione – pari a 4.250.000, rispetto al 3,1% del 2000, con previsione di crescita al 14% per il 2030), ci si rende ben conto che il musulmano è esente da interferenze d’identità se questa va a interessare la sua estrazione religiosa.

La chiesa in tutto questo ha le sue colpe. Non solo non è riuscita a far affermare in ambito comunitario le “radici comuni giudaico- cristiane”, dimostrando in questa maniera il non sufficiente insegnamento morale ai discepoli. Ma, ancor di più, non ha agito minimamente a livello internazionale per eliminare le discriminazioni religiose. Come poter sostenere e auspicare l’ingresso della Turchia in Europa, senza chiedere per via diplomatica l’annullamento delle discriminanti religiose applicate sui cristiani? La stessa cosa vale per Israele, Egitto, Iraq e tutte le altre nazioni per le quali l’essere di fede cristiana è una pregiudiziale di vita sociale. E come fa la chiesa cattolica (leader nel mondo cristiano) a essere l’UNICA a proporre il matrimonio interreligioso, celebrato in chiesa, con una controparte musulmana, ben sapendo che il musulmano, proprio perché questa è la sua religione e non potrà mai rinnegarla, ben difficilmente rispetterà il patto di muto riconoscimento di “pari diritti tra moglie e marito” e “libertà di scelta religiosa per i figli”, che la chiesa “esige” prima del matrimonio?

In definitiva, prima ancora di sentenziare su principi morali che interessano la comunità cattolica italiana, consiglierei al cardinal Bagnasco di approfondire quegli aspetti religiosi, che la CEI ancor oggi professa, che nella sostanza stanno portando a una sempre più efficiente penetrazione del credo islamico e, al tempo stesso, alla distruzione di molti capisaldi della comunità cristiana nel mondo. L’Identità dei popoli è fatta anche dalle sue radici religiose. La chiesa va sempre più a offuscare, con il suo subdolo atteggiamento, le radici cristiane del nostro essere italiani.

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