Conti all’estero e fisco, il nodo del rapporto tra Italia e Vaticano

(RONCHINI)- ATTESA PER CANNONIZZAZIONE DI PAPA GIOVANI XXIII E GIOVANNI PAOLO II | ATTESA PER CANNONIZZAZIONE DI PAPA GIOVANI XXIII E GIOVANNI PAOLO II , PIAZZA SANPIETRO ATTENDE MILIONI FI FEDELI FOTO RONCHINI/INFOPHOTO

"Non c’è solo la Svizzera. Io, per esempio, spero di recuperare un po’ di denari anche dal Vaticano". L’affermazione del premier Matteo Renzi, in una intervista al settimanale L’Espresso, riaccende i riflettori sulla specificità vaticana in materia fiscale. Alla domanda se ci sia una trattativa con la Santa Sede, Renzi risponde: "Stiamo discutendo. Quello che abbiamo fatto con la Svizzera, con Montecarlo o con il Liechtenstein vogliamo farlo anche con il Vaticano. Ci sono molti italiani coinvolti e credo che la Santa Sede sia interessata a fare un repulisti".

Italia e Stato pontificio si confrontano da tempo su questa materia, e la notizia di contatti bilaterali, confermata anche oggi Oltretevere, era emersa di recente, sulla stampa, dopo l’accordo tra Italia e Svizzera sul superamento del segreto bancario. Le differenze non mancano. Il Vaticano, in particolare, non è in alcuna black-list italiana né, a quanto spiegano gli stessi italiani, i contatti bilaterali riguardano specificamente il tema del segreto bancario. Nulla a che vedere, dunque, con un accordo in applicazione della legge sulla "voluntary disclosure", approvata a dicembre scorso, su accordi con paesi considerati dall’Ocse "Unco-operative Tax Havens".

Il punto sarebbe, piuttosto, quella evocata dal presidente dello Ior Ernst von Freyberg al momento di lasciare il posto al suo successore, l’attuale presidente Jean-Baptiste de Franssu. "Tutti i clienti in futuro dovranno pagare le tasse nei propri paesi d’origine: dovranno pagare le tasse in Italia, negli Stati Uniti, e così via. E dovranno dimostrarcelo", aveva detto il tedesco in un’intervista al Corriere della Sera del luglio scorso. Von Freyberg rivendicava poi il lavoro svolto dal suo ingresso allo Ior, a pochi giorni dalla rinuncia al pontificato di Joseph Ratzinger nel febbraio del 2013: "Abbiamo conosciuto la nostra clientela, abbiamo chiuso i conti di persone che in base alla decisione del consiglio d’amministrazione non ne avevano più diritto, abbiamo fatto indagini, abbiamo fatto 200 segnalazioni di operazioni sospette. Oggi sappiamo che non ci sono conti cifrati e non c’è il ‘nero’ delle grandi famiglie italiane".

Un’operazione, portata a conclusione nei mesi scorsi, che, per quanto riguarda il presente e il futuro, ha sterilizzato i conti correnti allo Ior, circoscrivendo la clientela ai soli clienti ecclesiali che, prevedibilmente, configura un regime fiscale particolare. Ma che dovranno comunque chiarire, se basati in Italia, eventuali movimenti finanziari con l’estero. Il "repulisti" dei conti va poi a sommarsi all’adeguamento normativo agli standard internazionali in materia di anti-riciclaggio, iniziato da Ratzinger e accelerato da Bergoglio, che dovrebbe portare in futuro – ma la materia è oggetto di un distinto confronto tra Italia e Vaticano – al riconoscimento, da parte della Banca d’Italia, della affidabilità dell’Istituto per le Opere di Religione per gli istituti di credito italiani.

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