Consolati e ambasciate chiudono, l’Italia all’estero è più povera – di Marco Zacchera

“Signori, si taglia!”: e al Ministero degli Esteri tagliano. Via le ambasciate in Honduras, Islanda, all’Unesco e a Santo Domingo. Si chiudono i consolati e sportelli consolari di Tripoli, San Gallo (in Svizzera), Montevideo, Innsbruck, Chambery, Grenoble, Norimberga, Digione, Manchester, Saasbrucken e, con loro, gli Istituti di Cultura italiana a Lione, Lussemburgo, Salonicco, Stoccarda, Wolfsburg, Francoforte, Vancouver, Ankara, Grenoble ed Innsbruck.

Sono solo l’ultima serie di decine di sedi od istituzioni in cui si è ammainata la bandiera italiana. Certo sono cambiate le nostre comunità all’estero (ma non certo diminuiti gli italiani a Santo Domingo, per esempio, sia per il turismo che per i tanti nuovi connazionali, fra i quali tantissimi pensionati, residenti nell’isola caraibica) e deprimono il ruolo dell’Italia le chiusure di tanti istituti di Cultura che (con molta politica e quasi sempre proponendo scelte culturali nettamente “a sinistra”) erano comunque un bastione della italianità per la cultura e la lingua con biblioteche, mostre, rassegne cinematografiche.

Se però si chiude è anche giusto sapere quanto sono contemporaneamente gli appannaggi di Ambasciatori, Consiglieri e collaboratori vari che forse la maggior parte degli italiani non sanno. Chiarezza e non demagogia: forse non ci sono solo i politici a dover essere citati nella categoria di quelli che se la passano bene.

D’altronde anche nel mondo diplomatico non si deve comunque generalizzare perchè ho conosciuto gente che lavora allo spasimo in luoghi pericolosi e che merita il suo stipendio in condizioni anche di pericolo od insicurezza personale. La domanda, però, è quale sia il livello di assistenza complessiva della nostra diplomazia ai connazionali all’estero, emigrati o studenti o anche solo turisti nei luoghi tranquilli o negli scenari di guerra e soprattutto quale sia il livello di assistenza alle imprese italiane nel mondo.

Ricordiamoci che l’Italia ”vale” all’estero non tanto per la qualità del vermouth offerto alla festa del 2 giugno ma per come si fa conoscere in un paese, su un mercato promettente, a tutelare a volte migliaia di nostri emigrati in condizioni di grande disagio. Chiudere continuamente scuole, istituti, associazioni, consolati, così come dimenticare i nostri 2 marò in India: tutto rende l’Italia più povera e certo non la fa guadagnare in credibilità al nostro paese.

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