Concordia, 9 indagati per 4,230 vittime – di Franco Esposito

Le mura medicee, il centro storico a meno di un sospiro, panifici e bar. il teatro Moderno. Giornalisti, telecamere, parabole, studi televisivi all’aperto, gazebo e quant’altro. Poliziotti, carabinieri, transenne. Grosseto città blindata, invasa dalla curiosità. Persone, tante, a centinaia, disposte perfino a pagare il ticket, per entrare e vedere. "Dove si compra il biglietto, c’è un botteghino?". Grossetani e foresti pronti a sborsare fino a cento euro. No, non si entra, non si può, non esistono biglietti, tantomeno sono in funzione i botteghini. Grosseto città blindata, ma per cosa?

Un’esagerazione italiana: questo non è un processo di mafia o al terrorismo. Inagibile una zona della città, al teatro Moderno si è celebrato il primo incidente probatorio nel processo ai responsabili dell’assurdo naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio. Una notte di morti e dispersi, una tragedia. La tragedia della superficialità, dell’arroganza e del pressapochismo. "Dov’è quello schifoso di Schettino? Ci ha rovinato la vita", le grida in un unico grido, quello di 222 naufraghi, presenti o rappresentati all’incidente probatorio. Solo una minima parte dei 4.230 sventurati turisti imbarcati sulla nave portata incontro alla morte da uomini senza coscienza all’Isola del Giglio. Cronaca vera, non fantacronaca. Espressione di un sentimento e di stati d’animo. "Schettino-Schettino", hanno urlato, in maniera mai sguaiata, studentesse e studenti del vicino istituto magistrale. Il comandante Schettino non c’era; presente il suo ufficiale in seconda, Salvatore Ursino, 27 anni. "Voi italiani inumani, quella tragica notte il mare era piatto, non doveva morire nessuno. L’evacuazione della nave l’abbiamo fatta da soli", piange e si dispera Hilaire, francese della Guadalupe. Nell’assurdo, inconcepibile naufragio della Costa Concordia ha perso il figlio Michel.

C’era tutto il mondo a Grosseto. Giornalisti inviati provenienti da ogni angolo del pianeta. Barbara Latza Nadeau del magazine "Newseek" ha celebrato nei suoi suoi servizi la figura di Giuliana Buongiorno, avvocato di livello assoluto, grande protagonista nel processo ad Amanda Knox. Un big del giornalismo, Jim Roberts del "New York Times", caustico, non stupito, ma parimenti indignato dalla lentezza della giustizia italiana. "Di questo passo, la sentenza non arriverà prima di un paio d’anni". I portali, poi. Su Internet c’è di tutto, anche gli inviati dei siti erano presenti in massa a Grosseto. Durissimo con Schettino il mensile "La voce delle voci". I motivi  che hanno spinto il comandante alla manovra da kamikaze andrebbero cercati nel presunto contrabbando legato alla presenza a bordo di persone russe. Privilegiate, poi, nell’evacuazione della nave, come si evince dalle cronache. L’avvocato Giuliana Buongiono rappresenta nel processo 67 passeggeri vittime del naufragio. Andrè Lytzer, zio di Merlène, una vittima non ancora ritrovata, ha chiesto, attraverso il giornale "Atlantico.fr", di fermare le identificazioni tramite il Dna, "che impedisce alle famiglie di sapere se una propria parente fa parte delle vittime ritrovate e non ancora riconosciute, oppure ancora intrappolate nel ventre d’acciaio della Costa maledetta".

No, non un refuso, tantomeno un lapsus: Costa maledetta è l’espressione usata da Anrè Lytzer per identificare la tragedia all’isola del Giglio. Giuseppe Grammatico, avvocato e naufrago, intende querelare la Capitaneria di Porto di Livorno. Il motivo? "Possedeva gli strumenti per controllare la rotta. L’inchino è una manovra accettata e ripetuta". Figura tra i dispersi anche Luisa Virzì, 50 anni. Vinta la battaglia contro un cancro, aveva deciso di festeggiare in crociera con l’amica Grazia Trecancli. Ventidue associazioni (ecologisti, conusmatori, l’isola del Giglio stessa) hanno chiesto di essere ammesse all’incidente probatorio. Ne sono stati esclusi dal giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio. Costa Crociera c’è come parte offesa, e la cosa ha originato la giustificata protesta dell’avvocato Buongiorno. "Non è pensabile: i danneggiati sono i passeggeri, non la società di navigazione".

Ma come si è risolto l’incidente probatorio che ha richiamato il mondo a Grosseto, spargendo curiosità, incredulità e agitazione in questa tranquilla cittadina toscana di 70mila abitanti? Prima di procedere all’esame delle consulenze per la definizione delle questioni amministrative e della decrittazione della scatola nera, eventi previsti giovedì, il gip ha consegnato ai componenti del collegio dei giudici (Cavo Dragone, Carpentieri, Dalle Messe, Maestro) un quesito in 50 punti. Prima domanda, è possibile collegare la scatola nera con un terminale esterno, un pc o quant’altro? Poi, se siano possibili forme d’inquinamento dei dati. Il gip vuole sapere tutto delle porte stagne della Costa Concordia, del funzionamento dell’impianto elettrico e sulla rotta sui tempi di decisione di abbandono della nave, sulle carte nautiche, sulle loro scale e sulle comunicazioni. La difficile ricerca della verità in 50 punti. Le parti, a loro volta, hanno nominato 40 esperti. Tra questi, 3 della Procura e 3 a difesa del comandante Schettino. I componenti del collegio dei giudici hanno tempo 90 giorni, salvo proroga, per fare luce sul disastro. Dopo di che, alla fine dell’incidente probatorio, il quadro dovrebbe essere completo e si potrà procedere al processo. L’appuntamento è per il 27 luglio, ovviamente di nuovo a Grosseto. Molto probabilmente al teatro Moderno. Soluzione di riserva, il Madonnino, la vasta struttura che ospita ogni anno un’importante e prestigiosa fiera agricola, a Braccagni, località a dodici chilometri dal centro del capoluogo della Maremma.

Il gip Valeria Montesarchio aspetta di ricevere dati probanti dall’esame della scatola nera. Indicazioni importanti e definitive sulla posizione della nave, la registrazione delle comunicazioni fra gli ufficiali presenti a bordo, la velocità in mare, il funzionamento del timone, l’allagamento della sala macchina dopo l’urto contro la scogliera, e sulle comunicazioni intercorse tra la Costa e le capitanerie di Livorno e Civitavecchia. I legali dei naufraghi ritengono che tutto quanto possa essere più che sufficiente per procedere alla condanna di Costa Crociere, del comandante Schettino e degli ufficiali della Concordia. Indipendentemente dai risultati che la decrittazione della scatola nera fornirà, la società di navigazione genovese deve rispondere innanzitutto a due tragici atti d’accusa: la deroga relativa alla chiusura delle porte stagne della nave e l’esistenza dei quadri elettrici sistemati tutti nello stesso comparto. Giustizia per 4.230 persone vittime di tragico stupido divertimento chiamato invito. Il processo vero comincerà a settembre. Salvo proroghe all’italiana.

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