Competitività, Italia ferma: ci sorpassano Lettonia e Portagallo

La competitivita’ dell’Italia e’ inchiodata. Il Paese rimane fermo alla 49/ma posizione su 144 Paesi. Viene sorpassato da Lettonia e Portogallo. Rimane dopo Oman e Turchia, lontano oltre quindici posizioni da Cile e Porto Rico, a distanze siderali dalla Germania (quinta) e Regno Unito (nono). Dalla tradizionale classifica sulla competitivita’ dei Paesi, stilata a livello mondiale dal World Economic Forum, arrivano solo conferme per l’Italia, non sempre gradevoli. Ma, a parte qualche piccola modifica, e’ proprio il contesto mondiale a sembrare un po’ seduto. Tanto che il centro studi del potente Forum con sede ha Ginevra lancia un allarme: ”la salute dell’economia mondiale e’ a rischio: nonostante il rafforzamento della politica economica e lo sforzo dei Paesi a migliorare le riforme strutturale per aiutare la crescita”.

Ovviamente questo non vale per tutti. La Svizzera conserva il suo trono: e’ prima da sei anni consecutivi. Gli Usa guadagnano posizioni per il secondo anno, salendo dal quinto al terzo posto. Prima di loro c’e’ Singapore – seconda – e subito dopo la Finlandia e la Germania, quarta e quinta. Quest’ultima guadagna un posto.

Tra i primi dieci ci sono poi Giappone, Hong Kong, Regno Unito, Olanda e Svezia. La classifica e’ stilata esaminando moltissime variabili, incanalate poi in 11 macro categorie. E’ questo il valore aggiunto dello studio. Per l’Italia i lacci e i laccioli che frenano l’economia sono ben noti. Un poker di fattori problematici appesantisce chi vuole fare affari: c’e’ l’inefficienza della burocrazia, il livello delle aliquote fiscali, le difficolta’ di accesso al credito e la regolamentazione restrittiva sul lavoro. Sono tutti temi sui quali l’Italia ha in corso riforme.

Ma sorprende il posizionamento in classifica per alcune di queste voci. E’ penultima al mondo – si’ 143/ma su 144 – per l’efficienza nella soluzione delle cause legali ma anche per la trasparenza nelle scelte di governo, per l’efficienza degli incentivi fiscali verso investimenti e per la capacita’ che il fisco ha di aiutare la creazione di posti di lavoro. Peggio di noi solo il Venezuela. E non basta. Pesa la regolamentazione governativa (142/mi) e la normativa per le pratiche di assunzione e licenziamento (141/mi). Per quest’ultimo capitolo dietro di noi c’e’ solo lo Zimbabwe, il Sud Africa e il Venezuela.

Sempre in coda sono: la fiducia dei cittadini verso i politici, la facilita’ di accesso al credito e lo spreco della spesa pubblica (tre capitoli al 139/mo posto). Mentre, per il livello delle aliquote fiscali, il Paese e’ 134/mo, solo dieci posizioni dal fondo.

Come si arriva al 49/mo posto? A bilanciare sono altre voci. L’Italia e’ prima al mondo per sviluppo di reti d’impresa e anche per l’inflazione, ma questa non e’ una buona notizia visto che il Paese e’ in deflazione. Non male anche nella hit per il numero dei giorni necessari per aprire un’impresa (21/mi al mondo) e sui dazi per il commercio (quinti). Ma, in barba alle lungaggini burocratiche e al fisco idrovora, l’Italia rimane comunque e sempre il Belpaese. Conquista infatti due invidiabili posti in classifica: il quarto per la Salute e il terzo per l’aspettativa di vita.