Comites, ora la campagna elettorale. Ma dopo il voto riforma subito – di Ricky Filosa

Pericolo scampato. Il Garante della privacy, come annunciato in anteprima da ItaliaChiamaItalia, ha dato l’ok per la consegna degli elenchi degli elettori alle liste e ai candidati che si presentano alle elezioni Comites. Una scelta giusta, quella del Garante, e che dà modo a chi ha deciso di mettere la faccia in queste elezioni di iniziare a fare sul serio, di rivolgersi a quegli italiani nel mondo che hanno dichiarato la propria volontà a partecipare attraverso il voto al rinnovo dei Comitati.

In attesa dei dati definitivi circa il numero dei connazionali iscritti al voto, è già possibile fare una riflessione: l’organizzazione della Farnesina rispetto a queste elezioni Comites, attese da anni, è stata un disastro e fin da subito si è capito quanto fosse pasticciata in ogni suo aspetto.

Era il 30 agosto 2014 e su ItaliaChiamaItalia scrivevamo: “Queste elezioni Comites puzzano già di bruciato”. Non ci siamo sbagliati, purtroppo. Prima le elezioni indette per dicembre 2014, poi le polemiche sulla cosiddetta “inversione dell’opzione” (con i connazionali costretti a iscriversi a un apposito registro per votare); un metodo valido, secondo noi, ma che ha creato malumore e difficoltà. Poi il rinvio a campagna elettorale di fatto già iniziata: non si vota più a dicembre, ma ad aprile. Rinvio, ha spiegato al nostro quotidiano online il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, messo in atto perché erano troppo pochi i connazionali iscritti a votare (si parlava di un 3%, ora siamo intorno al 6%, secondo i primi dati, ancora provvisori). Una decisione che in molti casi ha spento gli animi di chi si era voluto impegnare fin dall’inizio, e alla fine si è dovuto affrettare a ritrovare nuovo slancio per portare avanti la propria battaglia fino in fondo. Nonostante la Farnesina, nonostante Giro e tutti quelli che di italiani nel mondo si riempiono la bocca ogni giorno quando in realtà ne capiscono poco.

Ampia introduzione, questa, per dire che molte cose potevano essere organizzate meglio, che poteva essere maggiore fin dall’inizio l’attenzione del ministero degli Esteri, del governo e dei suoi rappresentanti, nei confronti di un voto Comites che gli italiani nel mondo attendevano ormai da cinque anni. E che ci fosse bisogno di fare meglio non lo diciamo noi, che siamo soltanto umili osservatori del mondo dell’emigrazione; e non lo dicono solo le opposizioni, vedi Forza Italia o MAIE. Lo dice lo stesso Partito Democratico, quel partito a cui appartengono il presidente del Consiglio e il titolare della Farnesina.

LA CRITICA DEL PD Marco Fedi, uomo Pd, critica la Farnesina a guida Pd di un governo a guida Pd. Coraggioso e intellettualmente onesto. Da apprezzare. Il deputato eletto all’estero e residente in Australia con un intervento su Italiachiamaitalia.it osserva: “Abbiamo avuto il tira e molla sui tempi di iscrizione per il voto, prorogato e gestito malissimo. In alcune sedi abbiamo appreso che la gestione di posta in entrata non è stata sufficientemente dotata di ‘spazio’, la risorsa più facile ed immediata, il megabyte!”. Roba da pazzi. Per questo e molto altro secondo Fedi una volta concluse le elezioni “sarà indispensabile un serio e attento esame di tutto l’impianto normativo in vista della riforma, ma soprattutto una seria analisi ed una approfondita discussione sulla gestione del voto da parte del Ministero degli Esteri”.

Con la sua onestà intellettuale, Fedi contagia anche i suoi compagni. Così i deputati del Pd in una nota, a proposito del caos Comites, scrivono: “Spiace – e lo abbiamo detto per iscritto al Ministro Gentiloni – che ancora una volta ad una legittima esigenza degli italiani all’estero, anziché rispondere semplificando e sostenendo, si sia risposto complicando e burocratizzando”. E poi: “I fatti ci dicono che se aggiungere problemi a quelli che già ci sono è un atto poco responsabile, restare fermi al passato o seduti sui problemi del presente rischia di essere poco producente e lungimirante”.

RIFORMA SUBITO DOPO IL VOTO Insomma, è ora di cambiare. Di guardare in faccia la realtà per quella che è e di portare a casa, costi quel che costi, una vera riforma dei Comites, organismi di rappresentanza che così come sono hanno ormai fatto il proprio tempo. Sono passati di moda? No, perché probabilmente non lo sono mai stati. Certamente, però, hanno perso la loro funzione originaria, in un mondo che cambia e che corre alla velocità della luce e di internet, iPad e smartphone sempre più potenti, con programmi e applicazioni che se usate bene riescono a rendere il nostro mondo ormai piccolissimo, accorciando distanze e aiutando a risolvere complicati problemi di comunicazione o persino logistici. Dobbiamo esserne pienamente consapevoli e usare questo a nostro vantaggio, a vantaggio di Comites, Cgie e italiani nel mondo tutti.

Sorrido mentre immagino quanto sforzo abbia dovuto mettere in campo Fedi per convincere persone come Laura Garavini, che – è una mia opinione personale ma anche un fatto – ha sempre dimostrato di non conoscere il significato delle parole “onestà intellettuale”, faziosa come sempre è stata. E capisco anche quanto sia stato difficile per lei e per gli altri suoi colleghi sottoscrivere una nota nella quale si critica il proprio governo. Ma, amici miei, cari compagni del Pd ed eletti all’estero in generale, o fate in questo modo, o decidete dunque che vale la pena combattere davvero a favore delle nostre comunità oltre confine, anche criticando e battendo i pugni sul tavolo quando serve, e per farlo vi preparate a essere disposti a tutto, oppure non solo perderete quella poca credibilità che può esservi rimasta, ma sprecherete quella grande occasione che dal 2006 noi italiani all’estero abbiamo: essere presenti in Parlamento, per difendere i nostri interessi, i nostri diritti, per fare ascoltare la nostra voce. E questo sì che sarebbe davvero un peccato.

Twitter @rickyfilosa

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