Colosseo, il restauro della discordia – di Franco Esposito

L’arena è il Colosseo. Gladiatori in lotta, l’associazione dei consumatori, l’Antitrust, l’amministrazione comunale di Roma, il gruppo Tod’s. Motivo dell’aspra disputa dialettica, i lavori di restauro
 del Colosseo. Un’opera da 25 milioni di euro, finanziata interamente dai fratelli Della Valle, proprietari di Tod’s, scarpe di classe e quant’altro. Un marchio che fa notizia, apprezzato da giovani e
 anziani italiani e in tutto il mondo. Il made in Italy di successo. Sciabola e spada le armi dei gladiatori che s’azzuffano, dialetticamente, nell’arena testimonianza di una antica civiltà, il monumento che tutto il mondo ci invidia. E anche uno dei più visitati in assoluto, con gli Scavi di Pompei, il sito dei crolli. La città dell’antica Roma abitata dall’incuria e dalla superficialità degli uomini.

Codacons, l’associazione dei consumatori, denuncia; l’Antitrust viene tirato per i capelli, gli vengono attribuite parole, frasi, giudizi critici che avrebbero valore di bocciatura del progetto di restauro del Colosseo, finanziato appunto dal gruppo Tod’s. Codacons ha richiesto all’Antitrust un giudizio “sulla correttezza della procedura di organizzazione di appalti”. Signori, l’Italia è  questa, e non si smentisce neppure in presenza dell’allarmante situazione economica e di malcontento che la possiede in questo inizio d’anno.

Pertinente la richiesta o che cosa? Ci rifiutiamo di credere che possa trattarsi di dispettucci o di prese di posizione di tipo ideologico. Allora sì che dovremmo preoccuparci e provare disgusto. Secondo Codacons, l’Antitrust ha rilevato “una serie di distorsioni” per l’intesa sui restauri. Una lettera sarebbe la prova dei rilievi che l’Antitrust avrebbe indirizzato al Comune di Roma.

“Ha fatto solo un’osservazione, non è assolutamente un’indicazione di carattere cogente”, dichiara piccato il sindaco Alemanno, così non si fa, e quasi si sbilancia: questo è un voler mettere il bastone tre le ruote. Secondo il consigliere Francesco Rutelli, già sindaco di Roma e attualmente leader politico, il Comune avrebbe commesso “un pasticcio tecnico-amministrativo”. Di sciabolata in sciabolata, colpi che sono autentiche mazzate ancorchè tirate senza particolare apparente acrimonia: Rutelli si è preso la risposta ironica dell’assessore comunale alla Cultura, Gasperini. “È evidente che a Rutelli fanno male le vacanze alla Maldive”. Ma la tiratina d’orecchie risulta prolungata dalla successiva osservazione dell’assessore. “Ricordo a Rutelli che non esiste alcuna intesa tra Tod’s e Roma Capitale, dato che il Colosseo non rientra tra i beni gestiti dall’amministrazione comunale”. Perentorio il Gruppo Tod’s, risoluto nell’affermare l’assoluta chiarezza e correttezza dell’accordo.

Codacons prosegue intanto l’attacco a testa bassa. Tira fendenti, chiamando in causa anche Roberto Cecchi, commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti nelle aeree archeologiche. “Dovrà illustrare all’Antitrust, entro sessanta giorni, le iniziative adottate in relazione alle problematiche evidenziate dall’Autorità”. In soldoni, Roma risponda. Intanto, le parti, quelle che abbiamo chiamato i gladiatori, si affrontano ora corpo a corpo. Ancora Codacons, particolarmente agguerrita e polemica: “La lettera dell’Antitrust avrebbe rilevato che lo sponsor si debba assumere la responsabilità del completamento dell’attività di protezione e direzione dei lavori, il coordinamento della sicurezza, l’appalto a terzi o l’esecuzione diretta dei lavori”.

Le sciabolate dell’associazione dei consumatori disegnano nell’aria questa denuncia. “L’accordo prevede invece il mero finanziamento dell’opera, che si risolve nella semplice messa a disposizione di una somma di denaro, a fronte della possibilità di avvalersi dei diritti di sfruttamento dell’immagine del Colosseo”. La risposta è l’affondo del sindaco Alemanno, che definisce la polemica “la solita battaglia ideologica contro un gruppo che, dopo una gara pubblica a bando europeo, mette a disposizione del Ministro dei beni culturali 25 milioni di euro in sponsorizzazioni”. Una montagna di soldi per restauri che saranno affidati in base a bandi emessi dalla pubblica amministrazione”.

La politica e i suoi colori. Smemorati veri e finti smemorati, chi dice sapere tutto e denuncia, e chi taccia l’altro di crassa incompetenza e voluta superficialità. L’ignoranza della verità e quant’altro. Quella di Tod’s suona così, chiara,  supportata dalle intese a suon di quattrini, non solo promessi. “Evidente è la mancata esistenza del supposto sfruttamento commerciale dell’iniziativa da parte del nostro Gruppo. Altrettanto evidente è l’avvenuto deposito della fideiussione di 10 milioni di euro a garanzia della prima tranche di restauri”. Il resto è combattimento  di politici, moderni gladiatori nell’arena chiamata Colosseo.

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