Cina, In massa a partorire ad Hong Kong: lì vige ius soli

I residenti di Hong Kong le chiamano ‘locuste’, perche’ come gli insetti arrivano in massa e spazzano via tutto. Sono le puerpere della Cina continentale che a frotte stanno andando da tempo a partorire nell’ex colonia britannica, riducendo, secondo le accuse dei cittadini di Hong Kong, gli spazi nelle scuole e i posti letto negli ospedali ai residenti. Migliaia di donne cinesi vogliono partorire ad Hong Kong per fuggire dalla legge del figlio unico, per poter dare ai loro figli la carta di residenza dell’ex colonia britannica visto che lí vige il regime dello ius soli, dando cosi’ loro la possibilita’ di un futuro migliore a partire dalla scuola riducendo gli spazi per i locali.

A Hong Kong le proteste vanno avanti da tempo, si sono anche viste manifestazioni di piazza tanto che il governo ha annunciato che porra’ un limite all’arrivo delle mamme cinesi che vogliono partorire nell’ex colonia britannica.

Quest’anno, secondo le intenzioni del governo hongkonghino potranno essere non piu’ di 35.000 le puerpere straniere che daranno alla luce i loro figli ad Hong Kong, a differenza del 2011 quando nell’ex colonia britannica sono nati 41.000 bambini da mamme cinesi, degli 88.000 stranieri nati in tutto l’anno.

Nei primi 10 anni del 2000, sono stati 232.536 il numero dei bambini di madre cinese nati ad Hong Kong, raddoppiando il numero dei nascituri nell’ex colonia e mettendo sotto pressione gli ospedali. Pochi giorni fa e’ entrata anche in vigore una legge che obbliga i frontalieri a rispedire a casa le mamme cinesi oltre il settimo mese che si presentino alla frontiera con Hong Kong senza dimostrare il pagamento di una cauzione di circa 3.900 euro per coprire le spese di parto. Le rassicurazioni del governo non hanno placato pero’ le proteste di piazza ed su molti giornali di Hong Kong organizzazioni di cittadini hanno acquistato delle pagine pubblicitarie dove una locusta si affaccia sul Victoria Harbour, il porto naturale tra la penisola di Kowloon e l’isola di Hong Kong.

Le parole sono dure: ‘Non vogliamo pagare per i vostri figli. Sopportiamo che non avete liberta’ e vi ospitiamo; avete il latte contaminato alla melamina e venite a prendere qua quello buono; avete pessime scuole e vi ospitiamo nelle nostre. Basta, abbiamo gia’ dato, rispettate la nostra cultura locale, senza Hong Kong non siete niente’. Per protesta, la settima scorsa c’e’ stata una manifestazione di oltre 1500 persone e nei giorni scorsi diversi giovani di Hong Kong si sono riuniti per strada cantando una canzone sulle locuste, la stessa che aveva fatto furore nel 2009 sempre per protesta contro l’invasione cinese di Hong Kong.

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