Chi è solitario è più intelligente? – di Simona Aiuti

Sempre più studi condotti da esperti di sociologia e psicologia confermano che lo stare da soli è prerogativa delle menti più brillanti e creative di oggi come di ieri. Questo spiegherebbe perché la maggior parte dei più grandi geni della storia abbiano effettuato le loro scoperte in perfetta solitudine.

Basta pensare a quanti scrittori, poeti, filosofi e pittori sono stati grandi solitari nella loro vita, per capire che isolarsi offre l’opportunità di potenziare le proprie facoltà mentali, dalla concentrazione all’attenzione. La presenza di altre persone, inevitabilmente, tende a deconcentrarci.

Ma quanto occorre stare soli per mettere a frutto il tempo per se stessi? Non c’è un tempo preciso, ognuno studia il proprio, ma di certo non è poco. Senza andare agli estremi, è comunque nel silenzio che si può venire a creare la dimensione magica dell’ascolto del nostro ritmo interiore e dargli forma e identità. Nell’isolamento è più facile ascoltare i propri pensieri ed elaborarli in mille modi diversi, soprattutto quelli più risolutivi.

La solitudine confina con territori che possono aiutarci a esprimere meglio la nostra identità, pensiamo alla nostalgia e alla malinconia, segno di una particolare intelligenza e sensibilità. Entrambe possono produrre effetti stimolanti sulla creatività, come è stato per grandi musicisti e scrittori.

Pensiamo a quegli adolescenti che non sopportano la solitudine, i quali non sono mai in grado di sviluppare un talento creativo. E’ importante difendere la ricchezza creativa che viene dalla solitudine e reclama, per il bene di tutti, la pratica dell’introversione.

L’artista, che si ritira e si isola dagli altri, prova queste e altre sensazioni e cerca di comunicarle. Se si supera quella paura di molti della solitudine, a poco a poco, la capacità inventiva può mettersi in moto. Una lunga passeggiata nei boschi, una corsa nel parco, una nuotata, sono attività che si possono fare in piena solitudine. Troppo noioso? In realtà si tratta di attività che possono rivelarsi davvero utili. Correre da soli, per esempio, è un buon modo per prendere consapevolezza del nostro corpo.

Il rapporto fra la volontà di andare avanti e la propria resistenza è utile per comprendere qualcosa di più anche sulle nostre capacità, fisiche e mentali. Per esercitare la solitudine, si può anche lavorare con le mani, attività che aiuta molto.

Se stai affrontando un periodo di solitudine e ti accorgi che tendi a rimuginare troppo su te stesso, approfitta del tempo libero che hai a disposizione per dedicarti a un’attività manuale. In questo modo fai riposare la mente, ti rilassi e, soprattutto, puoi scoprire una vena creativa che forse non pensavi di avere. Il lavoro manuale ci porta a stabilire un contatto forte con la terra e con le cose concrete, a guardare in modo più pratico la nostra vita.

Prendersi un momento di pausa e di silenzio, oggi, è quasi impossibile. Il rumore del traffico, lo squillo dei cellulari, le immagini televisive rendono difficile staccare la spina e fermarsi a pensare. Perché, allora, non sfruttare un periodo di solitudine per creare uno spazio tutto nostro? La nostra fantasia è affollata di immagini, pensate da altri, viste e riviste in tv e sui giornali. Invece prendere in mano colori e pennelli e dipingere aiuta a crearsi un mondo a parte.

La pittura ci aiuta a entrare in contatto con la parte più profonda di noi. Scoprire che preferiamo un colore o una tecnica particolare è un segnale forte, esprime un aspetto della nostra personalità.

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