CGIE, no a diminuzione Comites e sì a sala in memoria di Tremaglia

Il Cgie ha anche rilasciato un parere sostanzialmente favorevole alla scheda di decreto della presidenza del Consiglio sull'editoria italiana…

Ultima giornata di Assemblea Plenaria CGIE. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, concludendo i lavori, ha dato il primo ok alla sua autoriforma e a quella dei Comites, vale a dire a due dei tre livelli di rappresentanza degli italiani all’estero. Lo ha fatto approvando, nel corso dell’ultima giornata dell’assemblea plenaria annuale del Consiglio generale degli italiani all’estero, una bozza di riforma che non va comunque considerata come la versione definitiva che sarà inoltrata agli uffici legislativi della presidenza del Consiglio: c’è ancora infatti la possibilità di ulteriori proposte di modifica affidata, come dice il segretario generale Michele Schiavone, “a una lettura più attenta da parte di tutti i consiglieri”.

Nel frattempo però due sono le cose sicure, rispetto alle ipotesi fatte ieri: che non ci saranno modifiche né riguardo i componenti di nomina governativa del Cgie, né sul numero minimo di iscritti all’Aire necessari per costituire un Comites di Paese. Per quanto riguarda quest’ultimo punto infatti, non ci sarà l’innalzamento ipotizzato: “il limite rimarrà fissato a 3mila – ha spiegato – perché è imprescindibile mantenere una capillarità dei Comites”.

Maggiore bagarre c’è stata in assemblea sulla questione membri di nomina governativa, in seguito a un ordine del giorno di Paolo Brullo, fortemente contestato, che ne prevedeva la conferma, ma senza diritto di voto ed esclusivamente con il ruolo di “esperti”: odg infine letteralmente fatto carta straccia dallo stesso Brullo, “avendo constatato che c’è ancora piena unità in questo Cgie, era solamente un test”.

Qualche momento di tensione anche per l’odg che chiede alla Farnesina di intitolare a Mirko Tremaglia una sala del ministero, approvato senza unanimità (33-5).

La proposta avanzata dai consiglieri del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo al Consiglio generale degli italiani all’estero, Arcobelli, Sangalli, Ciofi, per intitolare una sala del ministero degli Esteri alla figura del ministro Mirko Tremaglia, è passata oggi a maggioranza. “Si tratta di un passaggio formale che legittima quello straordinario impegno profuso dal Ministro per gli Italiani nel mondo e fondatore del Ctim” si legge in una nota del Ctim. “Oggi è un giorno di festa – commenta il Segretario Generale del Ctim, Roberto Menia – il lavoro dei nostri consiglieri al CGIE è stato limpido e ficcante. E si inserisce nel solco del rispetto assoluto per una figura che, con il tricolore scolpito nel cuore, ha scelto di dedicarsi anima e corpo ai connazionali che hanno lasciato l’Italia”.

Con 33 voti a favore e 5 contrari, l’assemblea plenaria del CGIE ha approvato la mozione di Vincenzo Arcobelli, che prevede la richiesta al ministero degli Esteri di intitolare una sala a Mirko Tremaglia, ex ministro per gli italiani nel mondo.

Il Cgie ha anche rilasciato un parere sostanzialmente favorevole alla scheda di decreto della presidenza del Consiglio sull’editoria italiana, inserendo nel proprio parere non vincolante la richiesta che il fondo per l’editoria non dovrà prevedere una cifra inferiore ai 3 milioni di euro annui per i quotidiani italiani diffusi all’estero.

Abbozzata poi la questione dell’organizzazione di una conferenza stato-Regioni-CGIE, che dovrebbe passare dall’istituzione di un coordinamento, una cabina di regia tra le Consulte regionali per l’emigrazione, attualmente undici. “A volte abbiamo dato troppa importanza alle regioni, nel senso che era un errore per noi il fatto che ogni regione pensasse solo ai propri emigrati. E’ per questo che noi abbiamo creato un forum con le associazioni coinvolgendo anche le regioni, per evitare dei regionalismi” ha spiegato il consigliere Franco Dotolo.

L’assemblea inoltre ha ripreso il tema della creazione di uno statuto dei transfrontalieri, che come ha spiegato il relatore Mirko Dolzadelli “è un fenomeno in costante aumento, che riguarda per l’Italia circa 90mila persone, oltre 70mila delle quali in Svizzera, ma anche in Francia, Austria, Slovenia, Croazia. L’apertura di una discussione su uno Statuto dei lavoratori frontalieri è propedeutica a un intervento europeo” anche perché “il fenomeno ha causato anche problemi di convivenza, per esempio nel Canton Ticino, e perfino di mobbing, senza considerare la strumentalizzazione politica come nel caso del referendum ‘prima i nostri’.