Cento generali per un Paese in declino – di Francesco Venerando Mantegna

Le annunciate dimissioni di Mario Monti sono al contempo motivo di entusiasmi vacui e crescenti allarmi; la possibilità che si vada alle urne già a febbraio o marzo accelera la già pesante disgregazione di questo Paese, mentre gli avvoltoi della finanza speculativa d’oltralpe sono pronti ad avventarsi sull’Italia per il banchetto finale. Assistiamo inebetiti al paradosso sul quale si sta giocando la partita finale, tra finzioni e promesse elettorali.
 
Prima scena: personaggi che dopo aver sostenuto a spada tratta il peggior governo che l’Italia abbia mai avuto, decidono in 24 ore che esso è stato una iattura, per cui ridiscendono in campagna elettorale con la pretesa di apparire ancora il salvagente del paese quando le scialuppe sono state già calate nel mare in tempesta. Coerenza pressoché inesistente, contraddizioni che umiliano l’intelligenza dell’elettorato.
 
Seconda scena: i grandi camaleonti, quelli che si propongono come il “nuovo” capace di ridisegnare l’Italia, dopo avere incarnato il peggio della partitocrazia per decenni, responsabili di una distorsione culturale fondata sulla demagogia ideologica che ha prodotto un modello sociale assistenzialistico ed incapace di creare sviluppo, succube di un’azione altrettanto distorta dei sindacati.
 
In ambedue le scene, quelli che fanno più clamore sono gli stessi presenti nei palazzi del potere da decenni, il cui ragionamento è: “finché avremo vita il nuovo siamo e restiamo noi, qualunque cosa succeda”. Perciò l’Italia è il paese unico al mondo per invecchiamento delle leadership politiche, sbarrando il passo alle nuove leve.
 
Terza scena: quella di chi, a furia di esibizioni comicamente ispirate, ha riunito un popolo di irriducibili arrabbiati e persuasi di risolvere i problemi dell’Italia distruggendo ogni cosa, senza porsi il come, con chi e quanto ci vuole per costruire un nuovo sistema-Paese. Beninteso, realtà da rispettare comunque, perché espressione di una consistente porzione del popolo italiano non più disposta a subire, costi quel che costi. Per esser chiari, se non ci fosse stato Grillo in questo tragico passaggio epocale dell’Italia, sarebbe rimasto diffuso quel torpore collettivo su cui è stata basata la logica dei vecchi partiti, cioè quella di mantenere scontri e tifoserie, dividendo gli Italiani ma al contempo utilizzando il potere come spazio di affari, privilegi e clientele.
 
La quarta scena è quella dei nuovi Movimenti, per lo più ispirati da moderati, intellettuali, professionisti e cittadini allarmati per la buia prospettiva di questo Paese. Si sono moltiplicati a dismisura nel volgere di un anno, durante la devastante esperienza del governo Monti, da quelli più spontanei ed improvvisati a quelli più consistenti e strutturati. Obiettivo univoco, quello di entrare in Parlamento e dare una spallata al vecchio modo di far politica; solo che quasi nessuno di loro ha fatto i conti con una legge elettorale già blindata, studiata per aggirare i diritti sanciti dalla Costituzione e scoraggiare iniziative politiche “non omologate”. Se da una parte è giusto fissare una soglia elettorale per entrare in Parlamento, dall’altra è aberrante prevedere la raccolta di qualcosa come centomila firme da autenticare una per una con un pubblico ufficiale al seguito di ciascun promotore. Questa è solo una farsa della democrazia, perché se c’è già una soglia d’ingresso, non ha senso imbrigliare la libertà di proporre nuovi soggetti; alla fine è il voto che decide.
 
E’ su questi perversi meccanismi che si fonda il cosiddetto “nuovo ordine”, con la graduale cessione di sovranità nazionale e monetaria ad organismi privi di legittimazione popolare. Alla volontà dei popoli si sostituisce quella dei banchieri e dei potenti affaristi che hanno invaso il terreno della politica, decidendo governi, governanti e burattini.
 
In un quadro così sconfortante, l’unico rimedio possibile dovrebbe essere quello di aggregare il più possibile i cittadini sugli obiettivi reali, superando ogni egoismo ed orgoglio corporativo. Ci stanno rubando l’Italia. Noi del Movimento indipendente “LA NUOVA ITALIA” crediamo in questo principio e abbiamo dato un segnale di esempio agli altri, unicamente per le elezioni nazionali, stringendo alleanza con il Movimento “IO AMO L’ITALIA” e vedendo in Magdi Cristiano Allam il capolista adeguato per dirittura morale, visibilità, esperienza di vita e capacità, per incamminarci su un nuovo percorso politico.
 
E’ questo l’appello accorato che rivolgiamo a tutti i Movimenti per le imminenti elezioni politiche. Si esce fuori dal tunnel solo convergendo, costituendo una forza d’impatto capace di raggiungere e superare quella soglia del 4% per entrare in Parlamento. Restiamo fedeli alle nostre identità e ai nostri Movimenti che sono il fermento di una cultura politica autenticamente democratica, ma uniamoci nel voto per raggiungere un solo traguardo, il Parlamento, o saremo passivi testimoni di un irreversibile declino di questa nostra Italia.

*presidente de La Nuova Italia

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