Caso Tarantini, Vogliono uccidere (politicamente) Berlusconi – di Giampiero Pallotta

Sul Corriere della Sera del 4 marzo 2003 Silvio Berlusconi dichiarò che: “Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Ora sappiamo che non fu un puro e semplice sfogo ma, visto il modo di agire di certa magistratura, era un’analisi esatta. E quella dichiarazione, certi magistrati, se la sono legata al dito ed hanno intensificato l’accanimento per “assassinare” politicamente (ma non solo) Berlusconi.

E’ stato un furibondo assalto quello dei magistrati di Napoli che, pur non avendone competenza, hanno effettuato piu’ di 100mila intercettazioni (quanti spacciatori di droga sarebbero ancora in circolazione se si fossero dedicate loro centinaia di migliaia d’intercettazioni telefoniche?), hanno sistematicamente violato il segreto istruttorio e non hanno rispettato i diritti costituzionali. Intercettazioni tantissime. Prove pochissime. Tutto e’ servito solo per fare “audience” e per far vendere qualche copia in più ai giornali italiani e stranieri. E tutto in nome del Popolo italiano. E soprattutto a sue spese. Ma ai magistrati che importa? L’obiettivo politico e mediatico, complici stampa e tv, è stato raggiunto. Berlusconi e’ stato “sputtanato” alla grande in Italia ed in tutto il mondo. Cosa importa se la borsa ha bruciato qualche milione di euro nell’ipotesi di un premier in manette? Chi pagherà adesso?

A questo punto Berlusconi deve fare una sola cosa: “non mollare”. Quello che avrebbe dovuto fare era dimettersi appena dopo aver vinto le elezioni del 2008. In questo momento gli italiani starebbero ancora cercando disperatamente un premier senza trovarne uno. Mentre se ora Berlusconi si dimettesse, gli darebbero la colpa della crisi economica mondiale. Le ultime sconcertanti azioni giudiziarie contro Berlusconi stanno facendo cambiare idea a molti. Stanno producendo un boomerang presso l’opinione pubblica in generale ed in particolare tra gli elettori di centrodestra, anche tra chi non ha mai risparmiato critiche al premier, come l’aver evidenziato i suoi “limiti politici”, messo in evidenza la totale “imprudenza” nella sua vita privata e l’assenza di “tatto istituzionale”. È un segnale che dovrebbe far riflettere: significa che si è oltrepassato ogni limite.  Tutti ormai sono consapevoli che se Berlusconi cadrà, il Paese finirà completamente nel caos per l’assenza di una concreta alternativa che possa sostituirlo. Ma il “berlusconismo”, come espressione politica sociale moderata, tornerà più forte che prima anche senza Berlusconi e questo e’ evidente sempre di piu’ ogni giorno dalle parole e dall’azione di Angelino Alfano. Voglio pero’ essere chiaro a scanso di ogni equivoco. Nessuna democrazia può essere governata da chi nella vita privata è dedito alle orge e passa ore al telefono con personaggi che sono delle “mezze calzette” squalificate. E’ impossibile che poi gli effetti non si trasferiscano sulla vita pubblica. Tutto questo, però, deve essere portato davanti ad un solo tribunale: quello elettorale. Sono gli elettori a dovere stabilire se il bilancio di chi li ha governati è attivo o passivo, anche mettendo nel conto lo stile di vita. Questo non è solo legittimo, ma doveroso. Invece si pretende di risolvere la questione in sede penale e chi se ne occupa usa “trucchi”, come quello di pretendere d’interrogare “una falsa vittima”, per poi trasformarla in “un vero indagato” per incriminarlo di “sfruttamento della prostituzione” e, quindi, arrestarlo. Questo era il “trappolone” che volevano tendergli i magistrati di Napoli. Hanno diffuso migliaia di intercettazioni che la legge proibisce. Tutto questo e’ illegittimo ed illegale, solo l’elettorato ha il potere di “condannare” o “assolvere”: gli aspetta di diritto. La sinistra e le opposizioni, assecondando il gioco “assassino” della magistratura si rivelano un manipolo di “squadristi” che per giunta “pretendono” che il loro “nemico” si uccida volontariamente.

Per l’interesse nazionale, il Presidente della Repubblica dovrebbe essere favorevole al decreto legge per proibire la pubblicazione delle intercettazioni che si dovrebbero usare per indagare e mai pubblicarle. Invece Napolitano pone il veto, per prolungare la lotta fratricida e il “suicidio” collettivo.

La vita politica italiana e’ completamente impazzita. Poche settimane fa tutti i titoli, dei giornali e delle televisioni, riguardavano la crisi economica e l’opposizione la prendeva a pretesto per denigrare il governo e evidenziarne la sua incapacità ad affrontarla. Tutto questo poteva essere considerato ancora nell’ambito della legittimità democratica. In questi giorni, la crisi economica mondiale è quasi sparita dai media, come se, miracolosamente, l’uragano si fosse allontanato dall’Italia. Ma sappiamo che non e’ cosi’. Oggi l’informazione preferisce interessarsi delle escort di Berlusconi. Il Paese è sommerso dalla “monnezza” piu’ triviale. Mai la stampa aveva raggiunto livelli così bassi. I giornalisti che si reputano eccelsi professionisti dovrebbero vergognarsene. A nessuno importa dell’immagine dell’Italia che si sta diffondendo in tutto il mondo. Il patriottismo per il 150esimo dell’unita’, di cui molti si riempiono la bocca (soprattutto la sinistra), è solo di facciata: se ne fregano altamente per cercare di abbattere Berlusconi. “L’Unita’” ha voluto “deridere” la lettera (senza pubblicarla) che Berlusconi ha inviato al direttore del “Foglio” Giuliano Ferrara, lettera che, praticamente, era rivolta a tutti gli italiani. Si tratta di una forte denuncia dello stato di degrado in cui versa la democrazia in Italia. Non funziona ed è malata gravemente. La magistratura pretende di fare il bello ed il cattivo tempo e di cancellare ogni legge o regola che non condivide. La lettera di Berlusconi e’ una “denuncia” è un “grido” affinché sia udito e  compreso nella sua forza e nella sua drammaticità. La nostra democrazia è agonizzante e, sicuramente, il grido e la richiesta di aiuto di Berlusconi non cadranno nel vuoto. Ma, alla fine, la sorte del Cavaliere ha poca importanza. La situazione è gravissima e non preoccupano tanto i guai attuali dell’Italia, quanto il fatto che potrebbe accadere di molto peggio.

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