Caso Tarantini, Lavitola: Se avessi avuto bisogno di soldi, Berlusconi mi avrebbe aiutato

Valter Lavitola, ex direttore de L’Avanti (è stato sospeso dall’albo dei giornalisti nei giorni scorsi), coinvolto in quello che è conosciuto come il caso Tarantini, accusato dalla procura di Napoli di avere ricattato il premier, prende carta e penna e scrive alla stampa italiana per raccontare la sua verità su tutta la vicenda. Lo fa dal Sud America: per la procura di Napoli Lavitola è infatti ancora latitante.

Tutta la questione gira intorno al mezzo milione di euro che Silvio Berlusconi avrebbe girato a Giampi Tarantini per una futura attività imprenditoriale. Tarantini accusava Lavitola di aver fatto "la cresta" su quei soldi, e così il 9 agosto scorso, racconta l’ex direttore de L’Avanti e consulente della società Finmeccanica, "ho voluto chiarire davanti al Presidente la questione dei ‘500mila euro mancanti’ postami da Giampaolo. In tutti e tre gli incontri ho chiesto al Presidente di confermare loro – a Tarantini e a sua moglie, ndr – che frequentemente gli avevo chiesto di riceverli, ma i suoi avvocati lo sconsigliavano".

Durante una telefonata fra Lavitola e Berlusconi, durante la quale "come al solito il Presidente e’ stato molto cortese", il Cavaliere conferma a Lavitola "di aver fatto bene a non mettere a disposizione la somma prima dell’avvio concreto del piano industriale, perche’ anch’Egli credeva che la somma sarebbe potuta essere dal Tarantini consumata e non investita".

Per questo Lavitola chiede alla signora Marinella, segretaria personale del premier da una vita, con insistenza, come lui stesso ammette, l’incontro del 9 agosto con il Cavaliere, perchè "tenevo al concetto di serieta’ e di correttezza che Nicla e Giampaolo si erano formati su di me". "In quella occasione ricordo che, dopo aver chiarito, il Tarantini apparve rasserenato. (…) La riserva della somma per lo svolgimento di una futura attivita’ imprenditoriale fu compiuta in piena trsparenza e comunque le somme furono nel tempo girate al Tarantini per le sue inesauribili esigenza di cassa. Infatti avevo destinato all’attivita’ imprenditoriale che Giampaolo aveva in animo di avviare all’estero, la somma riveniente dalla cessione, che e’ in corso, di un peschereccio in Brasile. Somma che il Presidente ovviamente mi avrebbe rimborsato. L’unico sistema che avevo, infatti, per dare dei contanti ai Tarantini era di utilizzare le somme che mi metteva a disposizione il Presidente".

Lavitola assicura: "Non avrei mai avuto bisogno di rischiare di compromettere la fiducia del Presidente ‘facendo la cresta’. So con certezza che qualora avessi avuto necessita’ finanziarie mi avrebbe aiutato, come in passato ha fatto sostenendo l’Avanti".

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