Caso Rosa Dondella, è caccia ai complici: trovata una pistola

E’ caccia ai complici di Rosa Donzelli, la napoletana di 36 anni, da tempo residente nelle Marche, a Porto Sant’Elpidio (Fermo), uccisa da Francesco Cifola, il gioielliere nel cui negozio a Monte Urano c’e’ stato ieri un tentativo di rapina finito nel sangue. E intanto i carabinieri, che definiscono le indagini ‘complesse e delicate’, hanno rinvenuto ai bordi di una strada che collega Monte Urano a Porto Sant’Elpidio una pistola scacciacani compatibile con quella usata dai banditi per colpire l’orefice.

Cifola e’ formalmente indagato per omicidio colposo, ipotesi di reato che verra’ quasi certamente integrata con la fattispecie dell’eccesso di legittima difesa. L’uomo era stato violentemente percosso da uno dei banditi con il calcio della pistola, e oggi mostrava una vistosa fasciatura a un braccio, un collare e un cerotto sulla tempia. Per i rapinatori, dunque, l’accusa sara’ anche di tentato omicidio.

Ancora da chiarire l’aspetto relativo alla quantita’ di colpi esplosi dall’uomo con la sua pistola, un revolver, uno dei quali – al torace – fatale per la rapinatrice, e alla traiettoria del proiettile in questione, utile a capire se Rosa Donzelli sia stata colpita di fronte o mentre era di spalle, nell’atto di scappare con il borsone contenente la refurtiva ancora in mano.

Per un quadro completo, occorrera’ attendere l’esito degli accertamenti del Ris, della perizia balistica e dell’autopsia sul corpo della donna, fissata per domani. L’esame, disposto dal pm di Fermo Maria Carla Sacco, sara’ eseguito dal medico legale Alessia Romanelli.

Un passato burrascoso, quello di Rosa, dove gli investigatori stanno cercando delle risposte. Nel 2007 si era sposata con un moldavo, da cui si era separata di recente. Da una precedente relazione aveva avuto un figlio, che ora ha 13 anni e vive con la nonna paterna a Napoli. La Donzelli, che faceva lavoretti saltuari ed era rimasta coinvolta in una maxi-inchiesta per droga, era stata anche la compagna di un pregiudicato foggiano, Vincenzo Di Stasi, finito in carcere per una sanguinosa rapina in un’oreficeria di Montegranaro. Attualmente frequentava un marocchino.
‘Ero incaprettato, non respiravo, ero avvolto dal nastro adesivo. Mi hanno trascinato dietro e quando gli ho detto che dovevo aprirla io la cassaforte loro mi hanno slegato le mani.

Nel frattempo e’ arrivato mio padre – ha raccontato oggi Cifola -. Quando loro sono andati verso mio padre e ho visto la pistola…Non ho capito piu’ niente…’. ‘Mi dispiace, perche’ comunque era una giovane vita. Avro’ sempre il rimorso di aver ucciso’, ha aggiunto. E il padre Duilio:’Non ha dormito tutta la notte e ha le immagini della rapina ancora negli occhi’.

Forte la solidarieta’ dei concittadini, che ieri, quando e’ uscito in barella dal negozio, l’hanno applaudito. E c’e’ chi per lui vorrebbe ‘una medaglia d’oro al valor civile’. E’ un consigliere provinciale del Pdl, Andrea Putzu, che non ha dubbi: ‘Credo che la citta’ di Monte Urano oggi abbia un eroe in piu”.

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