Caro Monti, ti scrivo… – di Roberto Pepe

Nelle varie ex-Circoscrizioni di  Roma – una volta composte da personale del Comune decentrato in periferia per esigenze operative del cittadino – ora elevate a veri e propri costosissimi municipi autoreferenti  politicamente, si sono ribellati alla possibilità di avere decurtato lo “stipendio” per la manovra governativa anticrisi, prendendo spunto da un cavillo di una leggina di qualche anno fa. In Italia tutta, ormai, non è questione di tagliare qualche beneficio, qualche rimborso o qualche vitalizio a qualche politico, amministratore, o pubblico ufficiale: qui la situazione va rivista globalmente, strutturalmente, da capo a piedi. E’ lo Stato che va ridisegnato in ogni sua funzione. 

Come fa lo Stato a giustificare al cittadino (quello di mille euro al mese) uno stipendio di un milione e mezzo di euro l’anno per il Direttore delle Poste Italiane? Come si fa a giustificare alla massaia che va al mercato rionale, i cinquecento mila euro che percepiscono i dirigenti della gran parte delle Società  pseudo-pubbliche, partecipate, municipalizzate,… ormai  asse portante della burocrazia statale? Aziende queste che, se da un lato hanno il lavoro assicurato come Enti pubblici (e soldi pubblici), di contro hanno un assetto privatistico di Spa privo di controllo finanziario da parte dello stesso Stato (corte dei Conti) fungendo, tra l’altro, da controllori e controllati del proprio lavoro svolto.

La domanda è banale: ma perché non pensa direttamente lo Stato (o Regioni e Comuni) alla gestione delle cose pubbliche senza utilizzare gli scagnozzi o i trombati o gli amici di parenti di partito, piazzati nelle varie Aziende artefatte a svolgere più economicamente ciò che per lo Stato sembrerebbe più costoso?

Questo deve rivoluzionare il “tecnico” a-politico e anti-politico Monti! Far lavorare lo Stato come un’azienda privata e non aumentare le aziende finte-private nello Stato, aumentando le tasse a chi possiede una barca: per questo bastava un comunista qualunque…

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