Caro Berlusconi, adesso tocca ad Alfano – di Margherita Genovese

"Presidente, siamo con te", lo abbiamo cantato convinti quando tanti ridevano di noi, e siamo ancora della stessa idea. Ma oggi sentiamo il bisogno di parlarti a cuore aperto, Cavaliere senza tempo, in strenua lotta contro l’ineluttabilità della vecchiaia e della morte: temiamo fortemente che tu ti lasci persuadere a comportamenti sbagliati, per quel peccatuccio di vanità che ti porti dietro da sempre e che non hai mai saputo controllare. Sarebbe la fine per te e per il tuo partito; non cadere nella trappola, e lascia che ci si ricordi di te con onore e rimpianto. La guerra è persa, il treno è passato, sarà la Storia a restituirti il posto che meriti. Hai ragione, non è tua la colpa se lo spread ci ha schiacciato, ma è tua la colpa se i nemici del cambiamento e dell’Italia hanno potuto ridere di noi e sputtanarci internazionalmente.

Dai, ammettilo: ci hai messo del tuo in ogni scandalo costruito e ricostruito ad ogni scadenza elettorale per danneggiarti e abbattere il tuo esercito. E’ tempo di farti da parte, anche i generali vanno in pensione. Lascia che sia quell’Alfano che tu stesso hai indicato come tuo successore, a far risorgere in noi la speranza e il patriottismo. Abbiamo bisogno di voltare pagina, di farci rappresentare da un uomo più giovane e moderato, che non susciti invidie e gelosie e sia capace di unire anzichè dividere.

Ferrara è un giornalista di nicchia, le sue battaglie contro l’aborto e i suoi commenti politici entusiasmano nella forma ma nella sostanza lasciano il tempo che trovano. Come per il simpatico schizofrenico Sgarbi, la gente comune ne apprezza la cultura e perfino l’originalità, ma ne rigetta la presunzione e la visione filosofica della vita.

Ora Ferrara si è inventato una interpretazione personalissima della svolta del partito di maggioranza: a sentir lui ti si vorrebbe imbavagliare e mandare in soffitta, senza alcun riguardo per le tue capacità di lotta e di governo. Non è così, Presidente, o, almeno, non è precisamente così: purtroppo, ogni volta che parli tu, lo abbiamo imparato a nostre spese, l’opposizione tutta si esercita in commenti malevoli e sofistici che annullano la giustezza delle tue parole e il realismo del tuo giudizio; perfino le espressioni del tuo viso sono zoomate e radiografate ai raggi laser, alla ricerca di un’emozione intima da analizzare a piacimento con lo scopo di fartene colpa e vergogna. Chi ha seminato perfidia è riuscito con mezzi indegni a convincere il popolo, anche il tuo popolo, e non è più possibile tornare indietro. Sei stato saggio a uscire di scena volontariamente dimostrando quel senso di responsabilità e di amore per il Paese che tutti ormai ti riconoscono, anche a denti stretti. Non ostacolare l’evoluzione politica, non pentirti di avere passato il testimone e di quello che non farai più. Sei stato un grande mister, e hai fatto vincere la tua squadra per anni; adesso però dobbiamo rinnovare tattica e strategia di gioco: lasciaci scegliere  il capitano e i giocatori e divertiti a partecipare alla gara dallo "scranno" più alto della tribuna d’onore che ti spetta a vita.

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