Carcere per i giornalisti, legge elettorale in alto mare, orizzonte politico buio – di Pietro Mariano Benni

WCENTER 0XMJCDTDPN Il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, in uno scatto del 12 febbraio 2011 al teatro del Verme a Milano. MATTEO BAZZI / ANSA

Continua a sorpresa, in modo a dir poco sconcertante, la saga del ddl sulla diffamazione cominciata d’urgenza in Ottobre in seguito al “caso Sallusti”, il direttore di quotidiano ilGiornale condannato in via definitiva a 14 mesi di reclusione. E in questa sede, letteralmente stupefatto e irrigidito dalla riproposizione del carcere per i giornalisti che diffamano, ritengo opportuno anteporre questo incredibile caso a tutte le altre pur importanti notizie della giornata: gravi conseguenze del maltempo, mancato accordo per la legge elettorale, altro arresto alla Regione Lazio, cronache politico-economiche nazionali altalenanti e perfino la vasta eco del bel confronto televisivo di ieri tra candidati alle primarie del centrosinistra.

Qualsiasi forma di provvedimento assurdamente repressivo/fondamentalista ha sempre spaventato chi scrive. Ed è la paura per un’ulteriore ferita inflitta silenziosamente al Paese, distratto da altre più pubblicizzate vicende, quello che mi spinge a concentrare l’attenzione su questa notizia che non sembra ricevere sufficiente spazio neanche nei più importanti telegiornali della sera. Almeno per il momento 131 senatori – 90 i no e 20 gli astenuti – hanno approvato con voto segreto un emendamento della Lega, firmato da tale Sandro Mazzatorta (nomen omen!), che prevede il carcere fino a un anno per chi diffama a mezzo stampa ‘con l’attribuzione di un fatto preciso’.

Luigi Zanda del Pd, con l’accordo del capogruppo Udc Giampiero D’Alia, ha chiesto quindi la sospensione dei lavori della commissione Giustizia.  Dovrebbe essere ora la Conferenza dei capigruppo a decidere il prossimo iter del provvedimento.  Il ritorno dell’ipotesi del carcere rende ancora più pasticciata e inaccettabile una vicenda che sin dal principio ha presentato aspetti sgradevoli e di pesante ambiguità, a cominciare dall’articolo che l’ha generata, firmato con pseudonimo da un giornalista già espulso dall’ordine professionale per notizie false e collaborazione con i servizi segreti e oggi alla Camera nelle file del Pdl. Ma al di là del brutto caso specifico che la origina, le manovre di chi insite per il carcere, Lega Nord e Api di Francesco Rutelli in testa, sembra andare anche al di là di una volontà di bavaglio e somiglia a un’intenzione di museruola vendicativa contro una categoria professionale in cui, come in ogni attività, accanto a qualche mela marcia e ad alcuni pennivendoli molti si sono distinti per impegno e coraggio nella ricerca della verità anche contro poteri forti, sporchi e corrotti.

BAVAGLIO, MUSERUOLA, VENDETTA O MANOVRA POLITICA CONTRO IL GOVERNO, il voto dei senatori ha in serata oscurato tutte le altre notizie buone e cattive della giornata, spingendo in secondo piano anche quel “confronto” organizzato Lunedì da “Skytg24” tra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra, un vero “evento” di politica televisiva (o solo televisione politica?), durato tre ore e trasformato sul social network “Twitter” nella notizia più cliccata non solo in Italia. Godibile come spettacolo di grande “fair play”, il confronto ha effettivamente permesso di conoscere meglio i cinque candidati, evidenziando lo spessore dell’esperienza politica dei due più navigati – Pierluigi Bersani, segretario del Pd e Bruno Tabacci, anomalo esponente dell’Api – ma favorendo nel formato vagamente “XFactor” (gara televisiviva di presunti talenti canori) il giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi. Venendo poi su posizioni più di sinistra, come era prevedibile, il governatore della Puglia Nicki Vendola e l’unica donna, la consigliera regionale del Veneto Laura Puppato. I ripetuti e assurdi paragoni con le primarie americane di molti commentatori piuttosto sprovveduti e i ridicoli sondaggi sul vincitore (con risultati tutti diversi e di parte) hanno finito con lo snaturare il senso del confronto, una delle poche occasioni di onesto “servizio pubblico” che un tempo sarebbe stata appannaggio della Rai.

Di particolare chiarezza e significato politico sono apparse due affermazioni di Tabacci: “La mia stessa esperienza a Milano con Pisapia dimostra che il centrosinistra può governare l’Italia, come governa a Milano"; “Voterei per Monti al Quirinale”. Una chiarezza che chi (in pratica tutti) sta ancora rinviando e pasticciando intorno alla legge elettorale, come di fatto è ancora una volta accaduto, considera probabilmente un motivo in più per non pronunciarsi su un altro tema decisivo per un paese più libero e moderno, mettendo a punto altri bavagli e museruole capaci di annullare anche qualsiasi civile confronto politico. Non sorprenda quindi che, pur non essendo proprio stagione, i “grilli” continuino a moltiplicarsi lungo tutto lo Stivale.

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