Cannes, si parte senza crisi tra politica e Moretti

Francois Hollande ha appena giurato da settimo presidente della Repubblica francese. Domani parte il festival di Cannes che spera nel colpaccio mediatico: avere il neo ministro della cultura, che prendera’ il posto di Frederic Mitterrand, gia’ domani sera sulla Montee des Marches per la serata d’apertura. Sarebbe un effetto sorpresa, di quelli che il presidente della giuria Nanni Moretti si augura di rintracciare nei 22 film in concorso. E tra due giorni arriva sulla Croisette Matteo Garrone, unico italiano in gara, con il film Reality che passera’ il 18. La sua vigilia e’ agitata: alle ansie per il festival che lo attende con fiducia dopo il Gran Prix della giuria nel 2008 per Gomorra si e’ aggiunto lo stress della deposizione alla Procura di Napoli per una storia di presunte tangenti che sarebbero state pagate alla camorra durante la riprese a Scampia del film tratto dal best seller di Roberto Saviano. ‘Io non c’entro nulla, assolutamente nulla con i movimenti di denaro. Un regista pensa all’opera che deve girare. Pensa a quello che deve diventare film, non si occupa del resto. Di tutto il resto si occupa la produzione, e’ chiaro? Tutti gli altri aspetti sono in mano al produttore’, si e’ sfogato Garrone in un’intervista oggi sull’edizione Napoli di Repubblica. ‘Ma vi siete chiesti perche’ questa storia, che sta li’ almeno da tre o quattro mesi, viene tirata fuori adesso? Perche’ proprio ora che ho un film da portare a Cannes?’, ha detto il regista.

Ad accogliere Moretti e gli altri giurati – lo stilista Jean Paul Gaultier, l’attore Ewan Mc Gregor, l’attrice icona del cinema d’autore francese Emmanuelle Devos, la modella diventata attrice Diane Kruger, la palestinese Hiam Abbass, i registi americano Alexander Payne, haitiano Raoul Peck e inglese Andrea Arnold – saranno in cima al Palais du festival il delegato generale Thierry Fremaux e il presidente Gilles Jacob. Nell’anno della grandeur internazionale del cinema francese il gala’ d’apertura si aprira’, non a caso, sotto il segno di The Artist con Berenice Bejo a fare gli onori di casa.

Il tappeto rosso di 60 metri solo domani pomeriggio con tanto di pellicola protettiva, sara’ srotolato. Ma non lascera’ delusi i fotografi, che lungo la Croisette hanno gia’ messo in postazione il loro principale arnese di lavoro, ossia la scala. I ‘ragazzi’ di Wes Anderson apriranno le danze: boy scout in pantaloni corti con i nomi di Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray che promettono di regalare sogno, amore e tenerezza nel festival dei grandi autori, molti (secondo alcuni troppi) veterani da Ken Loach a Alain Resnais, da Kiarostami a Michael Haneke. Dopo la cerimonia, cena ufficiale nello tensostruttura Agora, presente la giuria al completo guidata da Moretti, qui al festival vera superstar. Oggi la stampa francese gli dedica grande spazio ipotizzandone i gusti e la sua capacita’ di imporli. Rintanato al Carlton con la giovane fidanzata Chiara Palmeri, secondo Fremaux, il regista e’ gia’ ‘concentrato, interessato e onorato’.

A giudicare dalla fila per il ritiro degli accrediti, per la stampa e per gli operatori del Marche’ du cinema, dalla sala stampa aperta e gia’ affollata, dal gran movimento che si vede in giro la crisi non abita a Cannes, perlomeno al festival.

Troppo presto per le cifre, che ufficialmente saranno non prima di giugno ma dal festival arrivano segnali positivi: stesso o superiore numero di giornalisti da tutto il mondo, 4600, mentre i titoli al Marche’ sono 4300 di cui 2500 film gia’ pronti.

Cifre incredibili che danno la dimensione di una kermesse che da domani al 27 maggio presentera’ 91 film, 60 nella selezione ufficiale ( 22 in concorso), 21 alla Quinzaine des realisateurs, 10 a la Semaine de la critique. Il budget poi, 20 milioni di euro di cui la meta’ da fondi pubblici (ministero de la cultura, citta’ di Cannes, consiglio regionale e consiglio generale delle Alpi marittime) non ha avuto tagli di sorta. E se lo scorso anno le domande agli italiani erano su Berlusconi e il bunga bunga, quest’anno l’interesse, con sarcasmo, e’ spostato su altro: la guerra dei festival, la Roma di Muller contro tutti.

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