Cannes, se la Cina fa l’asso pigliatutto

Faceva una certa impressione vedere, ieri sera sulla spiaggia piu’ esclusiva della Croisette, la Cina assumere il ruolo del vero padrone di casa per la tradizionale festa inaugurale del Marche’ du Film che si svolge in parallelo al Festival vero e proprio. Fuochi d’artificio da mille e una notte, esibizione di attori in costume e cantanti sia tradizionali che rock sul pontone attraccato davanti alla spiaggia, perfino una star planetaria come Jackie Chan a fare gli onori di casa e rispondere al formale saluto del direttore del Marche’, Jerome Paillard e di un attempato Jacques Perrin che da tempo ha trovato capitali e investitori all’ombra dell’ex Celeste Impero. La Cina sbarca in forze al 65mo festival di Cannes e detta la sua legge al cinema, proprio come sta facendo in questi stessi giorni nel mondo del calcio. Sembra una strategia espansionista studiata a tavolino e che promette di ‘non fare prigionieri’. I film in mostra per compratori occidentali sono certamente aumentati di numero ma, grazie alla stretta collaborazione fra i poli industriali di Pechino, Shanghai e Hong Kong, coprono ormai tutte le possibili opzioni dello spettacolo: dalla tradizione delle arti marziali all’action movie, dal cinema epico nazionale a quello di genere. E in mezzo gli autori con velleita’ artistiche (da Zhang Yimou a Chen Kaige fino al Lou Ye che ha inaugurato ‘Un Certain Regard’ si muovono prudenti e circospetti per non incappare nella censura e per conquistarsi uno spazio nella distribuzione.

‘Quando vogliamo fare un film – raccontava proprio Lou Ye – dobbiamo presentare un progetto alle autorita’ nazionali. Per alcuni e’ una semplice paginetta, per altri occorre l’intera sceneggiatura e la risposta (che dovrebbe arrivare in 30 giorni) puo’ essere rimandata all’infinito. Ormai e’ uno sport nazionale interpretare le sfumature del linguaggio burocratico per capire se il film si fara’ o meno. Ma una volta superato il primo livello c’e’ la verifica della commissione di censura i cui criteri possono cambiare secondo le direttive politiche. E infine si e’ imposta anche da noi la dittatura del mercato. Le sale sono molte, anzi in costante sviluppo, ma a riempirle sono i film spettacolari cinesi e americani. Per il cinema d’autore c’e’ sempre meno posto’. L’espansione industriale del cinema cinese e’ impressionante: nei prossimi mesi debutta un nuovo circuito di sale ‘oltre il 3D’ che sviluppa un modello concorrenziale al sistema Imax (una modalita’ avvolgente che immerge lo spettatore nella scena come se ne fosse protagonista) e promette di combattere ad armi pari col brevetto nordamericano. Gli studios lavorano tutti a pieno ritmo e i capitali non sembrano un problema: le uniche due roccaforti occidentali che operano in regime agevolato sono quella americana e quella francese, forte di un trattato bilaterale che facilita l’aggiramento delle barriere burocratiche. Intanto pero’ i tycoons orientali hanno deciso di aggredire il mercato occidentale prendendo possesso del festival piu’ famoso del mondo e ieri hanno offerto un’esibizione ‘muscolare’ che non e’ destinata a passare sotto silenzio.

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