Caltagirone e Porto Imperia, il gip: spartizione fraudolenta dei profitti

Roma, Piazza del Popolo 16-5-08: Festa della polizia

Anche se ‘in questa sede non sono contestati episodi di corruzione, l’articolato meccanismo creato per pilotare l’attribuzione dell’appalto in favore di un imprenditore scelto nella piu’ completa violazione delle regole, e la speculazione economica che ne e’ seguita, inducono a ritenere quanto mai verosimile l’esistenza di una sotterranea ‘spartizione di ritorno’ dei profitti fraudolentemente conseguiti da Caltagirone in favore dei soggetti che gli hanno regalato l’appalto e il porto’. Lo scrive il gip Ottavio Colamartino nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Francesco Bellavista Caltagirone, imprenditore romano di 73 anni, accusato di truffa ai danni dello Stato in merito alla realizzazione del porto turistico di Imperia.

Gli ‘artifizi’ principali dell’illecito – si legge – vanno dalla genericita’ (‘talvolta fuorviante’) dei progetti definitivi alla mancata redazione sia dei progetti esecutivi sia degli Stati di avanzamento lavori, al fine di ‘non consentire di risalire ai reali costi dell’opera’. Costi lievitati dagli 80 milioni di euro del 2006 (rilascio concessione demaniale) ai 160 milioni del 2007 (affido ad Acquamare senza alcuna procedura ad evidenza pubblica della costruzione e della gestione del porto turistico), fino ai 209 milioni del 2009 (accordo modificativo). Il gip segnala poi la creazione di ‘una catena di subappalti fittizi, non autorizzati e non trasparenti, tra societa’ non operative tutte riconducibili a Francesco Caltagirone Bellavista’.

La ‘radice dell’illecito – scrive ancora il gip – e’ nella scelta del costruttore Bellavista Caltagirone attraverso logiche di conoscenza personale da parte degli amministratori di porto di Imperia e del Comune di Imperia ed il conseguente affidamento diretto dei lavori anzi che mediante gara concorrenziale’. ‘La gravita’ dei fatti non e’ solo e non tanto nell’assenza totale di procedure di evidenza pubblica – si legge nell’ordinanza – prima della scelta del concessionario Porto di Imperia spa, poi nell’ingresso di Acquamare nella compagine societaria e infine nell’affidamento dei lavori per la costruzione alla medesima Acquamare. Cio’ che connota di ulteriore e straordinaria gravita’ i fatti in esame e’ il danno, da stimarsi in oltre 100 milioni di euro, cagionato sia alla Porto di Imperia spa sia al Demanio’.

Per il giudice esiste in concreto la possibilita’ di reiterazione dei reati per Bellavista Caltagirone in quanto lo stesso ‘ha attualmente in corso la realizzazione del porto turistico di Fiumicino e sta utilizzando le stesse modalita’ di fraudolenta lievitazione dei costi sperimentate a Imperia’.

‘Appare oltremodo chiaro – sottolinea il gip – come Caltagirone attraverso la propria rete di conoscenze sia perfettamente in grado di insinuarsi all’interno delle pubbliche amministrazioni e, grazie anche alla collaborazione di funzionari infedeli’.

In una intercettazione telefonica, inserita nell’ordinanza, Caltagirone inoltre ‘si lamenta del fatto che il comune non difende abbastanza l’opera e pertanto Scajola deve intervenire e ‘mettere in riga i suoi uomini’ che sono dentro il comune’. Lo stesso deputato del Pdl ha annunciato di aver querelato gli autori degli articoli comparsi oggi su La Repubblica e Il Fatto in quanto contengono ‘palesi e tendenziose falsità’.

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