Calciopoli, finalmente emerge la verità! – di Simona Aiuti

Si scalda l’aula della Corte d’Assise di Milano nel processo per i dossier illegali pre Calciopoli 2006. Tavaroli canta come un usignolo, e nel corso delle sue ultime deposizioni ha portato nuovi e concreti elementi.

E’ stato dimostrato che l’Inter non poteva non sapere, anzi era mandante dei pedinamenti, e faceva spiare e intercettare. I verbali parlano chiaro, finalmente non sono stampati su “carta rosa” ma sugli atti di un Tribunale.

Chi ha buona memoria ricorderà che l’Arma sequestrò a Tavaroli il pc, e pochi giorni dopo, il computer finì nella seconda sezione del Nucleo Operativo dei carabinieri di Roma, proprio quella di Via Inselci, dove il maggiore Auricchio (“ancora tu, ma non dovevamo vederci più”) coordinava le indagini su Calciopoli.

Un avvocato ha fatto saltare fuori dal fascicolo un decreto d’ispezione su questo pc, che fu sequestrato a Milano il 3 maggio 2005 e che si decise di inviare a Roma per farlo controllare.

Risulterebbe – e usiamo il condizionale per buona creanza – che l’incarico di spiare fu affidato a Tavaroli a fine 2002 “in un incontro a tre con Massimo Moratti e Giacinto Facchetti” nella sede della Saras, la società del presidente dell’Inter. Tavaroli sarebbe stato convocato dalla segreteria del Presidente Tronchetti Provera. Il testimone dice: “Fui contattato da Moratti, l’input arrivava da Moratti”. Aggiunge:“Presi contatto con Facchetti per i termini organizzativi dell’operazione”.

Su Moggi “non svolsi le indagini io personalmente, ma credo che fu il dottor Bove (l’ex manager Telecom trovato morto a Napoli nel 2006, ndr) a fare l’analisi del traffico telefonico, il controllo è stato compiuto sicuramente sul traffico telefonico di Luciano Moggi, oltre che su quello di Massimo De Santis. Non ricordo se anche su quello di Antonio Giraudo”.

A quanto pare Tavaroli era stato incaricato già in precedenza di controllare i calciatori Bobo Vieri e Jugovic. Dunque il pc, conteneva il “Dossier Ladroni” preparato su incarico dell’Inter tre anni prima. Ricordiamo che ai vertici Telecom c’era Tronchetti Provera e Buora anche dirigente dell’Inter, e poi il commissario della Federcalcio Guido Rossi era anche lui dirigente dell’Inter, cosa non poco importante.

In un’intervista sul Corriere della Sera Magazine, Moratti, alla domanda sull’ex arbitro Nucini che andò da loro a raccontare tutto l’ipotetico marcio che c’era nel calcio, risponde: “Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze”.  Poi gli chiesero se aveva o no fatto sorvegliare l’arbitro De Santis, e la risposta di Moratti fu: “Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavorava al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla”.

Il 22 settembre 2006 Roberto Beccantini intervista Moratti per La Stampa, e gli chiede se è in apprensione per gli scottanti sviluppi delle indagini. Moratti dice di non essere preoccupato, perché fu un tizio che si offrì a suo tempo di dare informazioni su De Santis perché era in contatto con persone del ministero presso cui aveva lavorato l’ex arbitro, ma senza risultato. Quindi Moratti sapeva, anzi ribadisce, e non sentite puzza di “slealtà sportiva”?

Che te lo dico a fare, per la Gazzetta, l’Inter non rischia nulla perché i fatti sono prescritti, e questo grida allo scandalo. Sulla testata Tuttosport, invece, Alvaro Moretti riesuma a ragion veduta l’archiviazione a suo tempo disposta da Palazzi, sottolineando che era stata motivata per il “Dossier Ladroni”, non per prescrizione ma per improcedibilità. Ora tale improcedibilità non avrebbe più ragion d’essere e dunque il relativo processo dovrebbe essere oggetto di una qualche revisione, vedi caso Vieri che non ci sta a passare per “fesso”.

In tribunale a Milano, si afferma che l’Inter abbia appreso del “Dossier Ladroni” solo dalla stampa. Lo dicono gli avvocati del club nerazzurro nel documento depositato presso il tribunale di Milano nella causa civile intentata da De Santis per risarcimento danni ammontante a 21 milioni d’euro, per lo spionaggio cui era oggetto.

Sulla base delle ultime deposizioni di Tavaroli in Tribunale e sotto giuramento, Massimo Moratti avrebbe dichiarato il falso a Palazzi circa il “Dossier Ladroni” affermando che non ne sapeva nulla. Su questo fatto possibile che non ci siano risvolti in tema di giustizia sportiva?

La Federcalcio non dovrebbe pronunciarsi, alla luce di quanto sta emergendo riguardo alla revoca degli scudetti all’Inter, rivedere la posizione risarcitoria e totale della Juventus, e infine deliberare sul comportamento dell’Inter contro dei tesserati, per condotta sleale e antisportiva?

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