Calciopoli: fallito tavolo della pace per rabbonire Agnelli – di Simona Aiuti

Per i più è stato alquanto velleitario cercare di chiudere l’affare Calciopoli con un cosiddetto “tavolo della pace”, forse ingenuo o forse inutile, però almeno abbiamo avuto delle conferme. E’ stato un incontro molto lungo, cordiale secondo le testimonianze dirette, e alla fine lo spettro della magistratura aleggiava sulle teste dei convitati, almeno su alcuni, spaventati dalla fermezza di Andrea Agnelli, anche se hanno cercato di celarlo molto bene. Forse non si è trattato di correttezza, ma di tattica e melina.

Gli strascichi di Calciopoli sono tanti, per non parlare dei veleni e il senso soffocante d’ingiustizia di cui in troppi si sentono pervasi, come Della Valle ad esempio che non la manda a dire e avrebbe anche deciso di querelare Guido Rossi per l’operato del 2006, con un colpo di teatro che ha stupito i più, è palpabile.

Dopo l’incontro dopo cui ognuno è rimasto nelle proprie posizioni, Petrucci è apparso un po’ sconsolato, però ricordiamo che fu lui a dare mandato a Guido Rossi cinque anni fa, e oggi quella decisione per molti è il “peccato originale”.

Forse c’è stata la buona volontà di far avvicinare i presidenti, ma non si sono ottenuti risultati, solo perché nessuno ha portato una confessione o un dono, come avrebbe dovuto, almeno sotto Natale.

Il ricorso della Juve al Tar spaventa Petrucci, il quale cerca di alzare le mani, dicendo che la FIGC farà la sua parte istituzionale e come federazione contrasteranno il ricorso della Juve in modo sereno (ma che vuol dire in modo sereno?).

Non si capisce come Petrucci possa sentirsi tranquillo davanti ad un tribunale, ben sapendo che non ha fondi per un risarcimento, e se dovesse pagarlo dovrebbe rivedere la posizione dell’Inter che ha usufruito di una prescrizione e intercettazioni alla mano, in confronto Moggi era un mammola.

Il conflitto rimane, e lo ha dovuto ammettere anche Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, parlando del ricorso con cui il club bianconero ha chiesto alla Figc un risarcimento di 443 milioni di euro. Abete sa che non ci sono fondi a disposizione della federazione per fare fronte a questo ricorso perché significherebbe fermarsi per due-tre anni; e forse noi non lo sapevamo? Lo sappiamo eccome e non abbiamo paura di questo, dopo tutto il danno la Juve l’ha avuto, altri per reati sportivi più gravi sono stati premiati, quindi il tutto è lapalissiano.

Considerato che la federazione ha introiti di circa 180 milioni di euro l’anno, ci sarà da riflettere.

Andrea Agnelli ha preso di petto la vicenda, sposandola completamente e porta Figc e Inter davanti al TAR, e non ha importanza se Abete ha bacchettato la Juventus dopo il ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Il capo della Figc criticò soprattutto la tempistica del club bianconero, caduta nel giorno dell’anniversario della morte di Facchetti, per noi invece forse non doveva partire la querela contro Moggi, per presunta diffamazione alla memoria di Facchetti, visto che gli juventini non vogliono oltraggiare la memoria di nessuno, ma ricordano delle intercettazioni per troppo tempo seppellite, quelle necessarie per arrivare ad una prescrizione.

Ha spiegato il presidente di Corso Galileo Ferraris che l’Inter è un danno collaterale della questione. Quella di Agnelli è una verifica sugli atti amministrativi operati dalla Federazione. Questa è una delle sette azioni programmate e forse il tavolo della pace è nato dal timore che ci sia un altro scossone. A pensar male si fa peccato, però ci s’indovina a volte. Chissà se Babbo Natale porterà a Petrucci sonni tranquilli e un po’ di soldini?

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