Calciopoli e l’agonia della giustizia – di Simona Aiuti

Erano tutti là, collegati o no, e ho ragione di credere che in questi anni abbiano seguito e come il processo, ma dal buco della serratura, tremando di rabbia in tutti questi mesi in cui la difesa ha sempre vinto ai punti smontando colpo su colpo il teorema dell’accusa, temendo una sentenza assolutoria e rimanendo piacevolmente attoniti, davanti ad un’inaspettata condanna, quasi increduli come gatti di marmo. C’era la stampa, quella che conta finalmente, c’era Sandrino Mazzola, dall’aria allibita, ma non Ferruccio, mai interpellato, e la notizia è stata servita fredda, opaca, inutile ma vera.

L’associazione per delinquere, dopo tutto quello che è emerso, è incredibile, come lo è ancora sentir parlare di quelle palline scrostate e di sim svizzere, dopo le sconvolgenti conversazioni emerse su ben altri soggetti d’altre dirigenze, eppure tant’è! Bisogna accettare la sentenza?  Se siamo in democrazia e se le carte parlano, allora parliamo anche noi che non siamo ancora del tutto sordi, e tutt’altro che rimbambiti, specie Nicola Penta, che ci ha fatto ascoltare “la verità”, lui sì.

Evidentemente la verità non basta e allora emergeranno altre intercettazioni, e chi ha già perso la faccia portando in giro inutili riccioli biondi, perderà anche il resto.

Dov’è la dimostrazione dell’esistenza della cupola, se poi la difesa scopre che sono state tagliate, dimenticate, e pure occultate conversazioni in cui i dirigenti rivali della Juventus parlavano con i complici affiliati alla squadra torinese in modo confidenziale? Questo è stato dimostrato, ed è colpevolezza questa? Non c’è stato un arbitro che abbia detto d’essere stato vessato dalla Juve e nessuno di questi ha avuto valigette di dollari, eppure non è bastato, mentre tremano i polsi e dobbiamo, vogliamo gridare che s’ignora un’intercettazione in cui Bertini si lamentò delle pressioni ricevute ad inizio partita da Giacinto Facchetti. L’allora presidente dell’Inter si lagnava del momento difficile della sua squadra esortando prima della partita l’arbitro ad attenzione per smuovere la casella giusta; non conta niente tutto questo?

Cosa non trascurabile, in questi mesi, la “prescrizione” di cui ha usufruito l’Inter, ha coibentato la squadra, dandole un’immunità che, se da un lato ha inferocito gli sportivi, dall’altra ha dato un’irreale tranquillità alla società milanese, rendendola immune, quasi intoccabile, ma ho scritto “quasi”! Aver dimostrato matematicamente, statistiche alla mano, con ferrea logica che con gli arbitri “affiliati” la Juventus otteneva meno punti che con gli altri non è servito. La verità processuale del primo grado però al momento è questa. Ma è altrettanto palpabile che lo scudetto del 2006 di sicuro sarà tolto ai nerazzurri, è solo questione di tempo; dopo tutto e dopo le telefonate emerse e la relazione di Palazzi, ci mancherebbe altro.

Parlando di vile denaro, ribadisco che nessuno è stato in grado di spiegare quanto si siano arricchiti questi arbitri pro Juve. Insomma, ville? Conti in banca gonfiati? Gioielli per le mogli? Niente. Non è stato trovato un accidente di niente, almeno nulla è pervenuto, nemmeno dal buon Auricchio; ma allora forse Luciano Moggi avrà garantito un posto in Paradiso? Una cena con Monica Bellucci? Una love story con Angelina Jolie? Un posto sicuro da Vescovo? Non è dato sapersi!

Se la giustizia fosse una bella donna, ora la vedremmo aggirarsi per i corridoi del tribunale di Napoli in maniche di mutande bucate a morire di vergogna!

Mentre in Inghilterra l’impero editoriale di Murdoch si sbriciola per intercettazioni illecite e pedinamenti a persone e personaggi, in Italia tutto questo passa sotto silenzio, come se fosse normale sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria. Non si è alzata una voce a difendere posizioni come quella di Bobo Vieri, che però va avanti sperando nella giustizia, intanto il tribunale ha assolto la Juventus e condannato Moggi, solo che sembra un rompicapo, poiché le due entità per molti anni si sono fuse, o è il sistema ad essere fuso?

Non posso non domandarmi chi ci sarà in appello; infatti, se una giustizia degna di essere definita tale portasse sul banco degli imputati coloro i quali secondo noi e non solo hanno commesso fatti illeciti di ben altra caratura, rispetto agli imputati appena condannati in primo grado, cosa succederebbe? Quest’opzione non è del tutto possibile, ma solo in parte, con massima gioia di riccioli d’oro; però c’è qualcuno che processerà i protagonisti delle conversazioni telefoniche sfuggite a Beatrice? C’è qualcuno che ha il buon gusto di smetterla di parlare di cupola e ammettere che le telefonate omesse per tanto tempo sono lo snodo per uscire da questa situazione grottesca? In appello avremo modo di vedere un’altra bella testimonianza di Franco Baldini? Massimo Moratti sarà un semplice testimone? Ci sarà l’effetto Murdoch o siamo completamente anestetizzati? Prima o poi a queste domande troveremo delle risposte!

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