Calcio, Conte: panchina d’oro e di polemiche

Due scudetti consecutivi, due "panchine d’oro" di fila. Il tecnico della Juventus Antonio Conte conquista un’altra volta il premio assegnato dai suoi colleghi, con 26 voti, per quanto fatto nella stagione 2012-13. L’allenatore bianconero – per cui oggi è arrivata la terza Panchina d’Oro, considerando anche il riconoscimento come miglior tecnico di serie B nella stagione 2008-09 per il suo lavoro al Bari – ha preceduto il tecnico della Fiorentina Vincenzo Montella e Walter Mazzarri, attuale allenatore dell’Inter e l’anno scorso sulla panchina del Napoli. La Panchina d’Argento è andata, invece, ad Eusebio Di Francesco, per la promozione in serie A con il Sassuolo: l’ex romanista oggi può festeggiare anche il ritorno sulla panchina della squadra emiliana dopo l’esonero di Alberto Malesani, che aveva preso il suo posto circa un mese fa, rimediando però cinque sconfitte in cinque gare.

"Complimenti al Mister Antonio Conte per la seconda Panchina d’Oro di fila: ancora una volta ci riempi d’orgoglio!": la Juventus celebra così su Twitter il suo condottiero, mentre Conte ha commentato ai microfoni di Sky: "Aver vinto per la seconda volta di fila mi riempie d’orgoglio, mi aiuterà a migliorare ancora, lo dedico alla mia famiglia, al mio staff ai miei giocatori senza i quali non sarei qui". Il tecnico salentino sottolinea poi che "a volte è più facile vincere che farsi votare, come dice il presidente federale Abete", presente alla premiazione. Insomma, un Conte che domina (almeno in Italia) con la sua Juve che sembra sempre più lanciata verso lo storico traguardo del terzo scudetto consecutivo (ieri sera, con la vittoria 2-0 a San Siro contro il Milan, è stato fatto un altro passo importante in questa direzione), un Conte che viene riconosciuto dai suoi colleghi come il migliore. Ma quante polemiche proprio con i suoi colleghi.

Consegnate ormai alla storia quelle con Allegri e Mazzarri, quando i rivali per il titolo erano Milan e Napoli, i suoi "avversari" polemici sono ora non i diretti concorrenti per il titolo (troppo "moderato" nei toni rispetto alla media del nostro campionato il francese Rudi Garcia, allenatore della Roma, per ingaggiare una battaglia a suon di polemiche) ma due colleghi che paradossalmente hanno avuto un ruolo importante proprio nella storia della Juventus.

Accesissima la polemica con Fabio Capello, con l’allenatore friulano che aveva criticato la "punizione" inflitta ai giocatori dopo il mezzo passo falso di Verona e Conte che aveva replicato toccando un tasto molto dolente nell’ambiente juventino, quello di Calciopoli ("C’è più puzza in casa di altri. Dei suoi anni ricordo non tanto gioco e due scudetti revocati"). Adesso la "battaglia" è con il tecnico della Nazionale Cesare Prandelli, attaccato duramente da Conte durante la conferenza stampa post Milan – Juventus di ieri sera in merito alla convocazione di Giorgio Chiellini: "Mi aspettavo almeno una mezza chiamata da Prandelli per chiedermi: ‘Stupido, come sta Giorgio?’. Lo trovo poco garbato e poco educato questo tipo di comportamento: dai tanti giocatori alla Nazionale e ti fanno anche questo, non lo trovo giusto". Posizione confermata oggi dal tecnico della Juventus, mentre Prandelli replica: "Chiellini era disponibile, e io ho il diritto di chiamare chi va in panchina. Loro dicono che si aspettavano una chiamata? Sono io che mi aspettavo una chiamata da Marotta…". Insomma, sarebbe bastata solo una telefonata. Ma a volte basterebbe solo un sorriso in più: perché se è vero che Conte è sempre più vincente, è anche vero che appare sempre meno sorridente.