Buonismo contro terrorismo

Trovo grottesco e autolesionistico l’insistere sulla remissività come arma di distruzione di massa da usare contro attentatori e sostenitori vari del fondamentalismo islamico

Cosa dire dopo l’ennesimo attentato, questa volta a Barcellona, compiuto in nome di Allah? Gli slogan contro il terrorismo islamista – tra cui il patetico “Non bisogna abbassare la guardia!” – suonano falsi e ridicoli. Eppure i benpensanti non si stancano di indirizzarci frasi e slogan grondanti buonismo, saggezza e mondialismo: “Solidarietà”, “Condivisione!”, “Siamo tutti figli di dio!”, “Abbattere i muri!”, “Aprire le porte al diverso!”, “Il nostro solo nemico è la paura!”. Sono le formule magiche attraverso le quali noi risolveremo tutti i nostri problemi.

Questi misericordiosi sbandieratori d’inutili slogan hanno un loro piano astuto per sgominare i nemici. Lo scopo dei terroristi islamici è di farci cambiare la maniera di vivere? Noi invece continueremo a divertirci, senza paura. Cerchiamo, sì, di non provocarli con le minigonne (loro invece mettono le mutande al viso delle donne) e con i crocifissi, ma per il resto continuiamo a fare come se niente fosse.

Abbandonare la nostra spensieratezza non vorrebbe dire altro che cadere nella trappola che ci tendono questi nostri nemici i quali, appunto, combattono per far cambiare stile di vita a noi infedeli.

Di fronte a questi esseri che compiono attentati con armi ed esplosivi nei nostri locali affollati, nelle stazioni, nelle discoteche, negli aeroporti o al volante di autoveicoli falciando i passanti nelle strade, noi dovremmo far finta di niente continuando a divertirci: solo così mostreremo loro che siamo i più forti. Infatti, tre mesi dopo il massacro del Bataclan il complesso “Eagles Of Death Metal” ripropose, a Parigi, il suo spettacolo di morte, davanti a un folto pubblico, tra cui non mancavano gli spettatori sopravvissuti al precedente massacro e tornati a dare in gioiose escandescenze ascoltando, per la seconda volta, la “buona novella”: “Kiss The Devil”, l’inno di questi avvoltoi-aquile (“Eagles Of Death”). Fu un tutto esaurito che – molti dissero – segnava una grave sconfitta per i terroristi…

I fondamentalisti islamici hanno però continuato i loro attentati, causando anche un massacro nel corso di uno spettacolo musicale, in Inghilterra, a Manchester. Ma l’intrupparsi all’aperto, o in un locale, per farsi intronare fino al deliquio dal fracasso musicale dei nostri eroi “do-re-mi”, che si agitano sul palco come scimmie, sembra ormai rappresentare la quintessenza della nostra identità di occidentali ed europei, stakanovisti del divertimento.

Mettiamo da parte ora i sarcasmi. Io trovo grottesco e autolesionistico l’insistere sulla remissività come arma di distruzione di massa da usare contro attentatori e sostenitori vari del fondamentalismo islamico. A mio avviso, alla cieca violenza di chi uccide in nome di questo dio che ci odia visceralmente, bisognerebbe rispondere con il risveglio delle coscienze da parte sia del popolo sia dei governanti. S’imporrebbe una mobilitazione diretta ad annientare il nemico. Esattamente come faremmo noi, nel nostro piccolo, se degli sconosciuti cercassero di buttare giù i muri o la porta della nostra casa – muri e porta irrinunciabili – col chiaro intento di massacrare noi e la nostra famiglia. E bisognerebbe punire anche i predicatori d’odio delle varie moschee, e coloro che in Francia, Belgio e altrove in Europa – nei loro quartieri roccaforti dove i poliziotti da tempo non osano più entrare – lanciano insulti e bottiglie alle forze dell’ordine che osano entrare nei loro avamposti islamisti. I potenziali terroristi contano sulla connivenza e la solidarietà dei propri correligionari. E fin qui tutto indica che le hanno avute. Occorrerebbe trovare la maniera di mettervi fine.

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