Brexit, l’incertezza si fa sentire sui mercati e non solo – di Eugenio Sangregorio

Il popolo inglese ha espresso il proprio giudizio in merito all’uscita dalla Ue. Il 52% della popolazione ha scelto di votare “leave”, dunque per la fine dei rapporti con il suo principale partner commerciale e politico degli ultimi anni, appunto, la Ue. Il primo impatto di questa decisione è ricaduto sulle borse, europee e mondiali, con il peggior calo per la piazza di Milano, -12 punti. E anche la sterlina ha subito un deprezzamento di dieci punti.

Ma a preoccupare ancora di più è l effetto domino che può coinvolgere i partiti nazionalisti e di estrema destra presenti in Europa, che vogliono seguire le orme dell’Inghilterra. C’e’ infatti il rischio che in parallelo prenda forza la richiesta di altri Stati di uscire o di rinegoziare le condizioni della loro permanenza.

Al momento il referendum rappresenta solo un’indicazione e bisogna aspettare cosa deciderà il Parlamento inglese; le dimissioni di Cameron e il successo personale di Boris Johnson, ex sindaco di Londra che aspira a diventare premier, non sembrano però favorire l’idea di un possibile ripensamento. C’ è comunque chi reagisce invocando la convocazione di un secondo referendum entro il 2018, ossia entro i due anni di tempo prima che l’articolo 50 sull’abbandono di Londra da Bruxelles diventi ufficiale.

Personalmente penso che la soluzione migliore per l’Inghilterra sia quella di rimanere nella zona euro, magari concordando due tipi diversi di moneta a valori più bassi, per renderla competitiva e più apprezzata dai mercati. Si adeguerebbe alle prospettive economiche delle diverse zone dell’Europa: zona Nord, zona Sud, zona Mediterranea, incentivando esportazioni ed importazioni. Ma se sono altre le spinte ad isolarsi, come il rifiuto di accogliere e la chiusura agli stranieri, compresi gli italiani, sarà difficile un cammino comune, perché l’Europa è nata per unire i popoli, non per separarli.

*presidente USEI – Unione Sudamericana Emigrati Italiani

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