Brexit, Fedi (Pd): Non dimentichiamo gli italiani residenti nel Regno Unito

“Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ad esempio, potrebbe realizzarsi, in materia di sicurezza sociale, un accordo simile a quello con tra UE e Svizzera”

“Importante incontro a Montecitorio con esponenti della comunità italiana del Regno Unito, esponenti della comunità britannica in Italia e parlamentari della Commissione affari esteri guidati dalla capogruppo Lia Quartapelle Procopio. Eugenio Marino e Roberto Stati hanno aperto i lavori seguiti da interventi di esponenti della comunità britannica in Italia. Nei negoziati per l’uscita del Regno Unito dalla UE non dimenticare le comunità di cittadini: è questa, sostanzialmente, la proposta conclusiva dell’incontro”. A sostenerlo è Marco Fedi, deputato Pd eletto all’estero, che aggiunge: “durante i lavori ho sottolineato la necessità che si organizzino delle audizioni con le comunità dei cittadini, con le loro associazioni e gruppi organizzati, ed anche con esperti di vari settori, per verificare che l’impegno politico, assunto da Gentiloni e May, risponda ai temi concreti che avranno un impatto sulla vita reale delle persone”.

“Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ad esempio, – osserva Fedi – potrebbe realizzarsi, in materia di sicurezza sociale, un accordo simile a quello con tra UE e Svizzera con l’applicazione dei regolamenti comunitari anche alla Gran Bretagna, con alcune eventuali modifiche, oppure l’attuazione di specifiche convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con ogni singolo Paese comunitario, che richiederebbe tempi lunghissimi. Attualmente – ricorda il parlamentare – continuano a trovare applicazione nei confronti del Regno Unito i Regolamenti comunitari di sicurezza sociale (CE) n. 883 del 29 aprile 2004, e successive modifiche. Rimangono quindi vigenti anche le relative disposizioni applicative emanate dall’Inps. Solo all’esito del negoziato sull’uscita del Regno Unito dalla UE sarà possibile valutare se e in quale misura questi regolamenti saranno modificati o superati”.

“Analogamente – aggiunge – rimangono aperte questioni come gli attuali 4 anni di residenza in Italia per ottenerne la cittadinanza, possibilità prevista per i cittadini comunitari. Cosa accadrà dopo l’uscita? Il tema dell’assistenza sanitaria e tutta la sfera del lavoro e delle mobilità, anche quelle professionali con il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche. Le questioni relative alla comunità italiana nel Regno Unito sono da tempo all’attenzione del Governo e delle autorità diplomatiche-consolari: si rende necessario ora uno sforzo per garantire una risposta all’emergenza relativa alle iscrizioni AIRE, aumentate notevolmente per poter assolvere alla richieste di certificazione della residenza utile ai fini del riconoscimento del soggiorno nel Regno Unito ed indispensabile per ottenere la cittadinanza del regno Unito”.

“Le stime del numero di cittadini del Regno Unito residenti in Italia – ricorda Fedi – variano da 26.000 a 65.000 mentre gli italiani che vivono nel regno Unito sono stimati attorno a 500.000. Siamo impegnati su questi temi a garantire il necessario approfondimento parlamentare e poi l’azione di sensibilizzazione nei confronti dei Governi. Credo indispensabile, in ogni caso, – conclude – un raccordo con il Parlamento europeo e con la loro azione sia di approfondimento che politica”.