Brexit, e adesso? La parola agli eletti all’estero – di Flavia Paradiso

Un’unione durata 33 anni quella tra la Gran Bretagna e l’Europa. Un rapporto fiduciario labile che nel 2002 non convinse gli inglesi a lasciare la sterlina per la moneta unica. “L’Ue è stata un’idea nobile, ma ora non è più giusta per questo paese”. Questo il commento post referendum di Boris Johnson, ex sindaco di Londra, da sempre sostenitore del fronte “leave”. Probabilmente, della stessa idea, il 52% degli inglesi che ieri, 23 giugno, hanno votato per un Regno Unito libero ed indipendente dalle decisioni della Commissione presieduta dal lussemburghese Juncker.

Farage, leader del UKIP, riprendendo la linea dell’ex sindaco della Capitale, inneggia all’Indipendence Day ed esorta il popolo britannico a festeggiare per la libertà conquistata. A soffrire per la separazione in corso, invece è il premier Cameron, che in conferenza stampa ha annunciato le sue dimissioni. Il successore di Gordon Brown ha così reagito alla decisione presa dall’elettorato inglese e lascerà il numero 10 di Downing Street fra qualche mese. “Ci dovrà essere un nuovo primo ministro eletto a ottobre”, ha commentato Cameron, rivelando l’intenzione di affidare i negoziati ad una nuova leadership.

Quali sentimenti ha suscitato nel nostro Governo la vittoria del fronte “leave” in Gran Bretagna”? ItaliaChiamaItalia lo  ha chiesto al senatore Claudio Micheloni, Pd, presidente del Comitato degli Italiani all’Estero al Senato. “Inizia una fase completamente sconosciuta. Tanti i problemi all’orizzonte. Altri paesi tenteranno di percorrere la stessa strada – spiega Micheloni a Italiachiamaitalia.it – e non credo che i paesi più deboli dell’Europa siano al riparo da attacchi speculativi e finanziari. Abbiamo aperto una pagina di storia che avrei preferito non si fosse mai aperta. Dobbiamo essere molto cauti perché una situazione del genere può degenerare rapidamente, necessario non sottovalutare la Francia”.

Secondo Marco Fedi, Pd, eletto oltre confine e residente in Australia, “è grave, ma non dobbiamo esagerare né con le concessioni né con un inutile piagnisteo”. Secondo Fedi “è necessario puntare ad un’Europa dei popoli vera e a una burocrazia più efficiente. Una scelta a mio avviso sbagliata da parte degli amici inglesi che ne pagheranno le conseguenze o ne godranno dei benefici, ma che è stata presa dal popolo sovrano e in quanto tale va rispettata. L’importante è che non gravi sui cittadini (sia italiani che europei) un euro in più rispetto a quanto già speso per le commissioni non realizzatesi”.

ItaliaChiamaItalia ha sentito anche Guglielmo Picchi, deputato eletto all’estero nella ripartizione Europa, residente a Londra. Picchi si dichiara certo che l’elettorato inglese, dopo un’accurata riflessione, abbia votato molto più “più di testa che di pancia”, contrariamente a quanto espresso in queste ore da molti commentatori. Ribadendo la complessità del momento, il deputato della Lega ha affermato che si tratta di un referendum consultativo, pertanto, in quanto tale, i successivi passi saranno molto complicati. Adesso ne si attende l’approvazione da parte del Parlamento Europeo.

“Giusto rispettare la volontà degli elettori”, ha sentenziato Picchi, riprendendo le parole del premier Cameron, “ora inizia una nuova fase. Sconosciuta la lunghezza e la qualità delle negoziazioni. Tracollo delle borse ma non uno shock, non dimentichiamo il + 3% di ieri”.

“Un plauso anche al Primo Ministro per essersi dimesso coerentemente con quanto preannunciato. Un esempio anche per la politica italiana”, incalza Picchi, che si mostra invece lontano dalle recenti dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Napolitano, contrario al fatto che la decisione dell’uscita di un Paese dall’Unione venga rimandata ai cittadini.

“Io faccio un passo indietro su questo, perché in Italia abbiamo tre governi non eletti dal 2011. I popoli sono molto più importanti e più informati di quanto si creda. E’ necessario premiare il coraggio degli inglesi”.

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