Bossi lascia e i ballottaggi incombono – di Carlo Di Stanislao

LEGA PARLAMENTO DEL NORD - VICENZA, 29/09/2007 - LEGA NORD, RIUNIONE DEL PARLAMENTO DEL NORD. NELLA FOTO E UMBERTO BOSSI FOTO EMILIO SCIAKY/INFOPHOTO

Dopo gli scandali che il mese scorso hanno travolto i vertici del Carroccio, il Senatùr ha deciso di farsi definitivamente da parte e lasciare il timone nelle mani di Maroni. Per ora vi sono solo accordi verbali, ma la notizia è data per certa da tutta la stampa di destra e di sinistra. Insomma, in via Bellerio, durante il vertice leghista in preparazione del Consiglio Federale e dopo la batosta alle ultime elezioni, Bossi ha dato il via libera alla candidatura di Maroni a segretario unico della Lega, facendo un definitivo passo indietro, dopo che, le settimane scorse, aveva manifestato ancora l’intenzione di candidarsi. Bossi avrebbe parlato di un accordo che prevede Maroni Segretario con tre Vicesegretari. Uno dei quali dovrebbe essere nominato vicario del segretario, e dovrebbe essere un veneto.

Credo abbia ragione chi dice, come lo stesso Casini, che da qui alla primavera del 2013,  così come sono andate le cose alle ultime amministrative, nessuno riuscirà ad impedire che la Terza Repubblica venga battezzata da Beppe Grillo, a meno che i politici non riescano a costruire qualcosa di credibile (ma c’è davvero poca speranza), che non sia partorito dalle alchimie di un Palazzo ormai in macerie.

E se il Pdl piange il Pd ha ben poco da ridere,  spodestato un po’ dovunque (con l’eccezione di L’Aquila che “resta immobile” anche in questo) dai candidati anti-segreteria o da altri partiti e movimenti della galassia di sinistra. Sfuma il Terzo Polo così concepito, come alleanza tra strutture già esistenti, mentre la Lega ed il Pdl sono al collasso.

Il Movimento Cinque Stelle mi ricorda, per ora, ciò che una espressione sudamericana definisce egregiamente:  Hablar en cacerolio; ovvero un coacervo fatto da quelli che sbattono le casseruole.

Ma se Grillo è bravo riuscirà a strutturarsi, e potrebbe così divenire un equivalente, in questi anni, di quello che è stato Di Pietro, che è riuscito a diventare una forza strutturata e organizzata, nei decenni scorsi. 

E sono in molti gli osservatori attenti i quali scrivono che, in Italia, abbiamo una situazione paradossale e pericolosa, in cui c’è un governo sostanzialmente senza opposizione politica.  Non esiste una dialettica fra il governo e l’opposizione che canalizzi una serie di pulsioni. Si sta creando un’atmosfera plumbea; c’è l’illusione tecnocratica per cui si può stare senza una dialettica politica normale. Tutti questi fenomeni, che sono diversi tra di loro, dalla disperazione degli imprenditori alle proteste contro Equitalia, al drammatico attentato a Genova, che sembra passato in secondo piano, a Grillo, sono mostri che nascono dall’assenza della politica.

A L’Aquila il 6% degli elettori ha preferito non votare e questo è un dato allarmante, non meno delle tante liste, con ben otto candidati sindaco e 700 nomi da votare.  E, in campo nazionale, il crollo del Pdl, il Terzo Polo che resta confinato sulle sue percentuali, il boom delle estreme a cominciare dal movimento di Beppe Grillo, preoccupano il Governo. Ovviamente, precisano dall’esecutivo, solo per le ripercussioni che questo clima potrà avere sull’efficacia dell’azione di Governo. Segnali preoccupanti, che si sommano ai gesti estremi di più di un ‘normale cittadino’, fino all’agguato contro l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare.

Per questo la risposta di Mario Monti è sempre la stessa: ora più che mai c’è bisogno che il Paese torni a crescere. Per dare respiro ai cittadini, per dare ossigeno ai partiti che sostengono il governo. Da palazzo Chigi non arriva nessun commento, anzi c’è una ‘precisazione preventiva’: "Per la natura di questo Governo non si commentano gli andamenti delle elezioni amministrative". Ma fonti di Governo non si sottraggono ad un’analisi del quadro: e allora preoccupa la "disperazione" che porta cittadini a togliersi la vita, un altro a barricarsi nella sede dell’Agenzia delle entrate.  E guardando al voto amministrativo, nell’esecutivo in molti aspettano di capire come reagiranno i partiti della maggioranza all’esito delle urne.

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