Borsa, saldi di primavera a Piazza Affari

I saldi anticipati di un mese decisi in Lombardia per promuovere lo shopping in tempi di crisi interessano di fatto solo Piazza Affari, che a pochi giorni dall’inizio dell’estate si presenta sotto del 14,08% rispetto alla prima seduta dell’anno. Se sulle vetrine milanesi la scritta ‘saldi’ latita, l’intero listino milanese ha raggiunto invece quotazioni interessanti, tanto da far temere il peggio al presidente di Telecom Franco Bernabe’, che soltanto giovedi’ scorso lanciava il suo grido d’allarme sulle capitalizzazioni in borsa giunte a ‘livelli ridicoli’, tanto che ‘con una disponibilita’ di risorse minimale si puo’ acquisire il patrimonio industriale’.

Rispetto alle altre piazze europee Milano fa peggio solo di Madrid, mentre Londra, la casa madre, e’ sotto del 2,87%, Parigi del 6,88% e Zurigo del 3,45%. L’unica a ‘non scendere’ e’ Francoforte, che rispetto allo scorso 2 gennaio vale lo 0,22% in piu’. Un segnale chiaro del declino del listino milanese proviene anche da un altro indicatore: gli scambi di borsa, che ultimamente, quando arrivano a quota 2 miliardi di euro di controvalore, vengono definiti ‘brillanti’. Nel 2001 lo stesso aggettivo veniva impiegato per sedute che si chiudevano con scambi sopra i 3 miliardi di euro.

A fine 2011 l’intero paniere di borsa valeva 332,37 miliardi di euro, pari al 20,7% del Pil italiano, ma solo l’anno prima valeva 425,09 miliardi (il 27,5% del Pil) e nel 2009 ben 457,12 miliardi (il 30,1% del Pil). A fine 2008 la capitalizzazione era di 374,7 miliardi (il 23,9% del Pil), ma 12 mesi prima era quasi il doppio: 733,61 miliardi, pari al 47,15% del Pil.

Guardando ai titoli a maggior peso specifico, a soffrire sono soprattutto le banche. Eni (sotto dello 0,5% da inizio anno) vale infatti 63,8 miliardi di euro, Fiat (+5,8%) ne vale 4,69, mentre Unicredit (-35,58%) ne vale 15,78 e Intesa Sanpaolo (-15,15%) vale 17,87 miliardi di euro.

Quanto a Generali (-20,85% da inizio anno), il controvalore totale e’ di 14,33 miliardi, mentre Mediobanca (-27,4%) e’ ferma a 2,77 miliardi di euro. Considerando il gruppo guidato da Franco Bernabe’, in calo del 12,03% da inizio anno, la capitalizzazione e’ a 13,38 miliardi di euro. Poca cosa se paragonata a quella di colossi del calibro di France Telecom (-19,28% da inizio anno), che vale 25,94 miliardi o addirittura della spagnola Telefonica (-26,9%), azionista del gruppo italiano tramite Telco, che vale 44,53 miliardi di euro.

I titoli piu’ favoriti in questo momento sono quelli del lusso. Uno fra tutti Luxottica, che da inizio anno e’ salita del 19,35%, il cui valore di mercato ha raggiunto quota 12,11 miliardi di euro di controvalore, poco sotto al Leone di Trieste. Bene anche Tod’s (+24,58%), che vale 2,4 miliardi di euro, poco meno di Piazzetta Cuccia, raggiunta ormai da una new-entry come Ferragamo (+60,12% da inizio anno), che vale 2,74 miliardi di euro. In questo caso Piazza Affari sembra proprio non voler fare sconti.

NESSUN COMMENTO

Comments