Bonini (Repubblica): “Di Maio attacca i giornali? E’ peggio di Berlusconi”

“Neanche Berlusconi aveva mai raggiunto la soglia superata da Luigi Di Maio. Il fatto che questo attacco venga dal principe delle fake news basterebbe a chiudere la discussione”

Carlo Bonini, giornalista di Repubblica, sull’attacco di Lugi Di Maio ai giornali, parlando a Radio Cusano Campus ha detto: “Neanche Berlusconi aveva mai raggiunto la soglia superata da Luigi Di Maio. La soglia che in qualunque democrazia decente fa sì che il controllato non passi il suo tempo a spiegare al Paese che il controllore non solo non racconta il vero, ma manipola la realtà ad uso politico e che quindi si auspica la fine per consunzione del controllore, perché questo oltre ad essere un impaccio alla libertà e alla democrazia, è anche un insulto alla verità. Berlusconi non aveva mai superato questa soglia, pur avendo inflitto vulnus importanti alla libertà del giornalismo. Ma in Di Maio questo acquista una dimensione sistemica”.

“Di Maio fa una cosa in più e la fa, non solo con i modi che gli sono propri. Il problema è il motivo per cui lo fa e il motivo è quello di liberarsi di ciò che resta dei cosiddetti corpi intermedi del Paese come i giornali, le radio, le tv. Lo fa perché i giornali, in un momento in cui l’opposizione è ancora frastornata per la sconfitta elettorale, sono rimasti l’unico luogo in cui viene esercitato un controllo democratico sul governo. Che poi tutto questo venga dal principe delle fake news…”.

“Uno che si affaccia a un balcone per dire che la povertà è stata sconfitta, in qualunque Paese sarebbe stato sommerso dalle pernacchie. Qui in Italia non è successo. Ma i giornali che scrivono che la povertà non è stata abolita fanno solo il proprio dovere”.

“Repubblica, piaccia o non piaccia, è un pezzo di storia politica e culturale di questo Paese, che è esattamente quello di cui Di Maio e Salvini vogliono liberarsi. L’obiettivo non è invitare la stampa a far meglio il proprio mestiere, il problema è togliersi di mezzo Repubblica. Ripeto, che questo venga dal principe delle fake news sarebbe sufficiente a chiudere la discussione. Un uomo di governo dovrebbe accettare il controllo della stampa. Che poi tutto questo avvenga da un ministro del lavoro…”.

“Ci sono posti di lavoro che potrebbero perdersi ma, dato che sono nel perimetro del nemico, questo non importa anzi potrebbe essere auspicabile. Dentro la pancia dei 5 Stelle, nel loro dna, è fondamentale la componente del risentimento per cui i sindacati, i giornalisti, i professori universitari fanno parte dell’elite che va bruciata, eliminata. Non si parla nell’interesse del Paese e non si governa anche per quelli che hanno votato altrimenti, si governa solo per rispondere al proprio elettorato di riferimento e alle proprie pulsioni peggiori. Il M5S ha raccontato la bugia che i quotidiani italiani godono di finanziamenti pubblici. E’ un falso assoluto. Ancora in queste ore i social sono pieni di questa miserabile claque che vorrebbero i giornali bruciati nelle piazze, perché prendono finanziamenti pubblici, cosa assolutamente falsa. Il Fatto Quotidiano specifica che non prende alcun finanziamento pubblico? E’ una furbizia. Siccome i lettori del Fatto sono in buona parte elettori del M5S, è un modo per raffigurare ai lettori del M5S che la terra è tonda e non quadrata, dopodichè la terra è tonda”.