Black block? Noi stiamo con le forze dell’ordine – di Leonardo Cecca

WCENTER 0TNKBJSFPM Giacomo Gabrielli Ag.Toiati Manifestazione tafferugli via xx settembre Giacomo Gabrielli/Ag.Toiati

Non vorrei mancare di rispetto a nessuno, ma ho l’impressione che l’ideologia politica in Italia la stia facendo da padrona, perché accadono cose inimmaginabili in un paese che si definisce democratico. Forse nessuno ha capito che la libertà personale termina ove inizia la libertà altrui che deve essere rispettata e, pertanto, non si può fare solo ciò che ci aggrada.

Forse sono un po’ antiquato, ma ritengo che certe dimostrazioni di piazza, ove persone incappucciate devastano ciò che trovano ed assaltano con armi improprie le forze dell’ordine con il chiaro intento di arrecare danni, qualunque essi siano, sono solo da bandire.

Orbene, ciò che successe durante le incivili manifestazioni del G8 di Genova è ben noto: fotografie e riprese dimostrano in modo inconfutabile lo scempio "democratico" nel quale si sono cimentati gli incappucciati, scempio talmente cruento che un carabiniere per difendersi da chi tentava di colpirlo con un estintore ha sparato uccidendo il suo assalitore. Cosa doveva fare? Mettersi bene in mostra per crepare al primo colpo?

Il carabiniere subì le pene dell’inferno ed alla fine venne prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi. Da ciò si deduce che agì correttamente, non violò alcuna consegna, anche se purtroppo ciò ha procurato una vittima.

Ora in questo bel paese "sinceramente democratico" avviene che il direttore de "il Giornale", Alessandro Sallusti, dovrà prossimamente subire un processo in quanto in una trasmissione alla quale partecipavano anche i genitori del ragazzo rimasto ucciso disse: "i carabinieri hanno fatto bene".

I genitori offesi hanno denunciato Sallusti per diffamazione. Comprendo il dolore dei genitori del ragazzo, ma portare alla sbarra chi ha onestamente e senza paraocchi detto la pura verità mi sembra essere fuori da qualsiasi contesto democratico. Possibile che la verità, quando non fa comodo, debba essere celata?

Lo scorso 16 aprile, durante la "democratica" manifestazione a Roma dei facinorosi incappucciati, è stato ripreso un evento, tutto da verificare, nel quale sembra che un agente calpesti una ragazza riversa a terra. Subito il capo della Polizia, senza aver minimamente accertato i fatti, ha affermato "abbiamo un cretino da identificare". Che bel comportamento quello del capo della polizia che manda i suoi uomini a prendere botte, ad essere bersagli di bombe carta, di bottiglie incendiarie e di altri oggetti e poi, senza nemmeno accertare la veridicità dei fatti, dà del cretino ad un suo sottordine.

Un comandante serio avrebbe dovuto accertarsi sui fatti, scusarsi per l’accaduto e poi convocare l’agente ma, purtroppo, la bramosia di dare soddisfazione a degli incivili e forse anche il desiderio di accattivarsi simpatie politiche fa perdere il lume della ragione.

Ebbene il poliziotto "cretino" ma profondamente onesto e serio si è subito presentato ed ha fornito la sua versione; il capo invece è ancora li, al sicuro dietro la sua pomposa scrivania a blaterare in cerca di visibilità e forse anche di un futuro in politica. Che differenza di comportamento, un altro si sarebbe subito dimesso anche se il poliziotto avesse avuto torto marcio.

Possibile che nel nostro paese debba essere sempre preso come Vangelo la risposta che diede Pajetta ad un interlocutore: "alla verità preferisco la rivoluzione"?

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