Bimbo ucciso a Genova, chiesto rinvio a giudizio per la madre

La morte del piccolo Alessandro Mathas, il bimbo di otto mesi massacrato e ucciso in un residence di Nervi la notte tra il 15 e il 16 marzo 2009, potrebbe avere un colpevole. Il pm Marco Airoldi ha chiesto il rinvio a giudizio per la madre del bambino, Katerina Mathas. Per la donna la procura ha formulato una doppia accusa alternativa: concorso in omicidio volontario o abbandono di minore con morte conseguente. Due ipotesi che contrastano l’una con l’altra, ma che diventano una strada obbligata per gli inquirenti, dopo le due decisioni in Corte d’assise e in Corte d’assise d’appello che hanno visto in un primo tempo la condanna a 26 anni e poi l’assoluzione di Giovanni Antonio Rasero, il broker e amante della Mathas. In primo grado, i giudici avevano restituito gli atti in procura: per loro Rasero non e’ il solo colpevole, ma anche la madre deve essere processata per concorso in omicidio. Dopo la sentenza, cosi’, la Mathas gia’ iscritta nel registro degli indagati per il reato di abbandono di minore con morte conseguente, viene indagata anche per concorso in omicidio volontario. A febbraio, in secondo grado viene ribaltato il verdetto: Rasero viene assolto per ‘non avere commesso il fatto’. Spiegheranno i giudici di secondo grado che le prove raccolte nel corso delle indagini non sono sufficienti. Rimane il dubbio che a uccidere il bimbo possa essere stata la madre. E ordinano la immediata scarcerazione dell’uomo.

Per capire la doppia imputazione occorre ricostruire l’intricata vicenda giudiziaria dell’omicidio del piccolo. In quella stanza del residence sono presenti in due: la Mathas e Rasero. I due consumano cocaina e hashish. Poi lei esce di casa, per un’ora e mezza, in cerca di altra coca. La mattina successiva, i due portano il bambino all’ospedale Gaslini, ma il piccolo era morto da ore. I due vengono arrestati. Ma la Mathas, dopo 17 giorni, viene scarcerata. Gli investigatori trovano i segni di un morso sul piedino del bambino, con il dna di Rasero.

Per i magistrati e’ la prova regina della colpevolezza del broker: quel morso, insieme alle bruciature di sigarette, sono torture inflitte al piccolo mentre era in fin di vita, come spiegato dal medico legale. Per il pm Airoldi, la donna dunque non ha ammazzato il piccolo: lei e’ stata via 90 minuti, mentre il broker e’ stato da solo con il bimbo, alterato dalla cocaina.

Ma i giudici impegnati a giudicare il broker danno una ricostruzione diversa dei fatti. In primo grado sono in due, Kate e Rasero, ad avere ucciso Ale. In secondo, invece, non ci sono prove sufficienti. La procura ha dunque chiesto il rinvio a giudizio per i due reati, ma e’ risaputo che la seconda accusa, quella per concorso in omicidio poco convince i magistrati. Sara’ adesso un giudice per l’udienza preliminare a decidere sulla donna. A decidere se e per quale reato fare giudicare la donna.

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