Berlusconi, Tempo scaduto? Solo per i parassiti dello Stato – di Margherita Genovese

Se il Cavaliere dice che non ci sono soldi, e noi sappiamo quanto sia vero, forse è perchè vuole bloccare sul nascere le pretese dei molti che chiedono soltanto di potere spendere, magari per mantenere il consenso elettorale. Che la "pensionanda" Marcegaglia abbia adottato la tattica delle opposizioni e addirittura della Camusso nel timore di perdere presto visibilità e magari con l’ambizione di una poltrona nel salvifico governo dei cosiddetti tecnici, è quanto meno bizzarro, e rivela o dabbenaggine o  falsità di quanti continuano a sollecitarla a parlare.

Nella mia famiglia, che appartiene a quel  ceto medio sempre più crocifisso, perennemente in lotta tra voglia di dignità e perdita del potere d’acquisto, c’è l’abitudine del pater familias di dire che "non ci sono soldi", il che di questi tempi è anche vero, ma è la frase ereditata dai tempi peggiori e usata adesso per circoscrivere un budget che non può più sostenere il consumismo incosciente dei più giovani. Abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità: vale per il Paese, vale per le famiglie.

Finiamola di chiedere allo Stato di provvedere al necessario e al superfluo, finiamola di lamentarci perchè dobbiamo rinunciare alla prima visione o al ristorante chic. E’ vero che così si deprimono i consumi, ma chissà che i grandi industriali e i commercianti più furbi non comincino a ridurre i prezzi e a favorire una spesa più sostenibile per le famiglie. I servizi sociali devono essere ottenuti dai meno abbienti e non dobbiamo approfittarne pensando che ne abbiamo diritto anche noi, tutti noi indistintamente. La favola della quarta settimana in gramaglie comincia a stancare, e a produrre emulazione artificiosa. Lasciamo perdere i cahiers di dolèances, e rimbocchiamoci le maniche risparmiando. Se solo abbiamo una casa e un lavoro, riteniamoci fortunati e cerchiamo di non guardare in tasca agli altri: l’invidia sociale è il più grande pericolo della nostra epoca, la redistribuzione dei redditi è idea da piano quinquennale di stampo sovietico, e ciò che gli indignati di tutto il mondo fanno passare per diritto nasconde, e non troppo, la voglia di sostituirsi ai padri nella rivendicazione di guarentigie non più declinabili.

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