Berlusconi? Sono uscita da un incubo – di Margherita Genovese

Domenica Berlusconi dall’Annunziata mi è sembrato in uno dei suoi momenti migliori: anche se logorroico e ripetitivo rispetto ai suoi meriti purtroppo lontani (e silente e immemore rispetto ai suoi tanti errori, più recenti), il Silvio del mio passato innamoramento ieri mi è piaciuto, e mi sono compiaciuta della sua ritrovata moderazione e cordialità.

Certo, le registrazioni e le interviste giornalistiche di conduttori piuttosto mordaci risultano sorprendentemente rispettose e concilianti (Formigli si era presentato in un teatro in giacca e cravatta quasi a cercare la sua approvazione, Annunziata non interrompe il profluvio di parole, anzi lo trattiene in studio a duettare con Salvini), e nessuno fa domande sgradite o imbarazzanti. Berlusconi si rilassa e dà il meglio del suo repertorio. Sostanzialmente un bel clima, che i moderati italiani apprezzano e vorrebbero mantenere ad ogni campagna elettorale.

Non sono cambiata, io, e non sono cambiati i moderati.  La pancia del Paese crede di poter risolvere i problemi dando fiducia a chi impreca e batte i pugni; e non riesce a ricordare, aizzata dai demagoghi, che un solo uomo al comando è quanto di più deleterio possa esserci per il destino di un popolo. E che il cambiamento si costruisce quando gli uomini migliori lavorano insieme, sapendo ascoltare e sapendo mediare.

Non mi sono ricreduta su Berlusconi, è lui che nel tempo mi ha mostrato un’altra maschera: quella del vanesio malato di protagonismo che antepone la sua intoccabilità agli interessi della patria. Non mi e’ piaciuto il Dorian Gray che non vuole invecchiare e non riconosce i propri errori.

Di Fini e Casini, anch’essi innamorati del proprio ego, ho pensato e detto tutto il male possibile, ritenendoli politici di lungo corso avvezzi al compromesso pur di garantirsi visibilità; ma del buon Alfano, del figlio rispettoso e solerte fino all’ultimo respiro del Pdl, demolito ad arte dagli emuli di Santanchè e Brunetta assetati di sangue, doveva fidarsi, il Berlusconi dei tempi andati. E dargli credito, quando gli chiedeva di separare le sue vicende giudiziarie dai destini del governo e del Paese.

Alfano e Letta non erano telegenici, non bucavano lo schermo e non urlavano contro gli avversari, ma erano una buona coppia da spendere in Italia e in Europa, e andavano aiutati. La (ri)nascita di Forza Italia ha forzato gli eventi. E mi ha allontanato definitivamente.

Quando poi mi capita di sentire che il popolo berlusconiano, pur sapendo dell’ineleggibilità del proprio leader, sarebbe pronto a votare anche il suo solo cognome, chiunque della sua famiglia lo porti (come se fosse un nome a fare un leader), mi sembra di essere uscita da un incubo: avevo sognato di appartenere a un popolo eletto e invece…

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