Berlusconi: ‘Riforme indispensabili, dopo potrei lasciare. Non penso al Quirinale’

Intervista a tutto campo per Silvio Berlusconi sul numero di “Gente”, in edicola lunedì. L’ex presidente del Consiglio ribadisce di avere lasciato Palazzo Chigi per senso di responsabilità nei confronti del Paese: non è pentito della sua decisione, afferma, e spiega che il governo Monti tutto sommato sta facendo bene. Non pensa al Quirinale, il Cavaliere, come alcune voci volevano far credere, anzi: dopo avere portato a termine il lavoro sulle riforme, potrebbe uscire di scena in maniera definitiva. Fra le altre cose, anche un messaggio ai giovani: quando ci sono momenti di crisi è duro trovare lavoro, è duro resistere. Ma occorre non smettere di credere ai propri sogni – sottolinea l’uomo di Arcore –  e continuare a lottare.

Nella lunga intervista il leader del Popolo della Libertà spiega: "Pur avendo la maggioranza nelle due Camere, d’accordo con la direzione del mio partito decisi di fare un passo indietro nella speranza che, con un governo tecnico, si potesse avviare un confronto tra maggioranza e opposizione per approvare quelle riforme indispensabili per la governabilità del Paese. Monti, di cui conoscevo la serieta’ e la competenza, ha avuto il mio appoggio, unitamente a quello del Popolo della Libertà, e io spero che possano realizzare anche i provvedimenti che il mio esecutivo aveva avviato”.

Le riforme per l’Italia sono ormai indispensabili. I meccanismi della politica sono “contorti”, non al passo con i tempi, con un mondo che è cambiato e ormai va velocissimo. C’è dunque bisogno di “qualcosa di eccezionale” per cambiare l’Italia, ovvero “un accordo tra maggioranza e opposizione che, profittando di un comune sostegno a un governo di tecnici, realizzi quelle riforme che una parte politica da sola non puo’ realizzare".

Silvio Berlusconi osserva: troppi “piccoli partiti” in Italia, “un numero esagerato”, forze politiche che pensano soltanto all’interesse “dei loro piccoli leader e non a quello comune”. Per questo i due partiti maggiori devono obbligatoriamente cercare l’alleanza con quelli minori, che però poi “li condizionano”.

Governare è difficilissimo, fra mille cavilli e un mare di burocrazia, spiega ancora il Cav: “Ogni provvedimento del governo deve affrontare un percorso di guerra: si discute nelle commissioni, si cambia, si vota. Quando finalmente, dopo molti mesi, il disegno di legge arriva in aula con una moltitudine di emendamenti e viene approvato, passa al Senato. Qui deve affrontare lo stesso calvario gia’ percorso, e il testo che ne esce e’ sempre diverso da quello votato dalla Camera". E così “si torna alla Camera e si ricomincia da capo. Alla fine se va bene in 18-24 mesi, i due rami del Parlamento si mettono d’accordo, ma se all’inizio il provvedimento era un focoso destriero purosangue, alla fine ci si ritrova con un ippopotamo".

Non va proprio bene. Ci vuole una scossa, un terremoto, per cambiare le cose davvero. Per rendere l’Italia un Paese moderno e veloce, anche dal punto di vista legislativo.

Il Quirinale? Il leader del PdL non ci pensa, non ci ha mai pensato: “Non e’ vero che penso al Quirinale come al mio futuro. Quello che spero e’ che, profittando della pausa della contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, si possa arrivare a un cambiamento dell’assetto istituzionale che renda finalmente governabile questo Paese. Il mio impegno in politica potrebbe concludersi con questo successo". Dunque per la prima volta in assoluto Berlusconi apre il percorso che potrebbe portare ad una sua uscita definitiva dall’impegno pubblico.

Il PdL del resto ormai è guidato da Angelino Alfano, “una persona di grande intelligenza e di assoluta serietà”, lo descrive l’ex premier, che aggiunge: “Tra me e lui c’e’ una sperimentata identita’ di idee, un’assoluta lealta’ e un affetto profondo".

RAI, NON VEDO NECESSITA’ DI CAMBIARE LA GOVERNANCE "Lo scorso anno la Rai ha chiuso con un bilancio in attivo, non c’e’ quindi necessita’ di un commissariamento. C’e’ gia’ una legge che ne regola la governance e non vedo l’utilita’ di cambiarla". Riguardo invece, alle dichiarazioni del figlio Pier Silvio, vicepresidente di Mediaset, sul programma di tagli ai costi senza toccare i dipendenti, spiega: "I miei figli portano avanti una filosofia imprenditoriale che ricerca di continuo l’innovazione e valorizza tutti i collaboratori che si sentono parte di un progetto comune e vincente, quasi di una grande famiglia, dove ci si conosce tutti e ci si da’ sempre una mano".

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