Berlusconi ne è convinto: l’euro tedesco ci danneggia – di Andrea Lorusso

Adesso non ci gioca più il Cavaliere, dopo  avere sondato con una battuta la scorsa volta la reazione del suo elettorato alla proposta di perseguire una linea dura e far sentire la nostra voce all’EuroGruppo, ricalca la “pazza idea” alla presentazione di un libro. "Non credo sia una bestemmia l’ipotesi di uscire dall’euro, così da poter pensare a procedere con una svalutazione competitiva". E ancora "Un ritorno alle proprie monete nazionali? Certo non sarebbe auspicabile, ma ci sarebbero anche dei vantaggi". "Solo con una Banca centrale che assuma i debiti degli Stati che partecipano all’Eurogruppo e che paghi al momento opportuno i titoli pubblici in scadenza. Oggi paghiamo più del 6 per cento gli investitori che impiegano il loro denaro in titoli di Stato mentre il Giappone, che ha un debito pubblico doppio del nostro, riesce a collocare i titoli di Stato di nuova emissione all’1 per cento di interesse". Questo perché "gli investitori che investono in titoli giapponesi hanno la garanzia che alla scadenza il Giappone paga stampando moneta, come fa la Fed".

La proposta dell’ex premier verte sulla possibilità che la Banca Centrale Europea diventi prestatrice d’ultima istanza in modo tale da garantire i debiti pubblici europei, con un allentamento dei parametri del rigore ed un ritorno alla crescita prevedendo una politica fiscale e finanziaria oltre che monetaria, unica.

Effettivamente la supponenza tedesca ha stancato, non è possibile che tutti i membri dell’Unione non siano altro che recettori di diktat per lo sviluppo di una sola Nazione. O la Germania si adatta o tutti i Paesi sono sul piano morale economico e sociale autorizzati al ritorno del conio individuale.

In chiusura il Cav afferma: "Un po’ di inflazione non cambia nulla: negli anni ’80 avevamo un’inflazione a due cifre, ma l’economia si è sviluppata e la disoccupazione era lontana dal 10 per cento di oggi". Ciò è in parte vero, forse il mercato immobiliare nel lungo periodo riassorbirà il contraccolpo, ma se ci dovesse essere una svalutazione traumatica, intorno al 40-50% rispetto all’euro di oggi, è chiaro che verranno enormemente danneggiati tutti i possessori di liquidità, risparmiatori di una vita vedranno eroso il proprio potere d’acquisto in maniera esorbitante.

Insomma, non si conosceranno mai gli effetti di una medicina se non la si comincia a studiare e poi a somministrare. Finito il periodo degli annunci e delle scelte politiche, sul tavolo vanno messe ipotesi concrete degli effetti di breve medio e lungo periodo per salvaguardare il futuro della nostra Repubblica, dell’Europa e delle prossime generazioni.

Twitter @andrewlorusso

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