Berlusconi, Nano o gigante? – di Margherita Genovese

La giornata dei lunghi coltelli che dal teatro della Camera ha dato mostra di quanto siano piccoli e meschini i nostri alti rappresentanti grazie alla diretta televisiva (figuriamoci gli altri, che si sbranano lontano dalle telecamere!), mi ha ancora una volta persuaso che l’unico che valga la pena di riconoscere come generoso portatore d’acqua al mulino di tutti, mai vendicativo, mai giustiziere, mai carnefice, sia proprio lui, Silvio Berlusconi.

Lo so che sarò derisa, irrisa e sbeffeggiata per questa mia presa di posizione, mentre la narrazione che se ne fa è tutt’altro che buonista: ma per chi come me interpreta la politica non attraverso gli input dei giornali di parte o dei programmi schierati, ma dalla cronaca diretta che prima tramite Sky e oggi anche su Rai News rende visibile lo "spettacolo" completo degli interventi parlamentari in tempo reale, andare contro corrente è conseguenziale.

E non voglio coinvolgere la sfera privata e aziendale dell’odiato Cavaliere, parlando dei tanti beneficiati che hanno carpito la sua buona fede, e hanno approfittato di lui, primi tra tutti la primadonna Veronica da Macherio e il serpente De Benedetti da Lugano, che mentre lo abbracciavano pensavano già a come fregarlo; voglio parlare solo delle amicizie politiche, partendo da quel vile Casini che cavalca la tigre dell’antiberlusconismo e adesso anche del giustizialismo, immemore come e più di Fini, sempre aspettato come il figliol prodigo, sempre più ingrato e meschino nelle sue aspettative di potere. L’elenco sarebbe lungo e sconfortante: ci bastano i Lombardo e Miccichè se vogliamo andare a Sud, l’ultimo folkloristico Formigoni e il nuovo ambizioso nanetto Maroni se ci dirigiamo a Nord, e i romani de Roma, Polverini e Alemanno, battitori liberi e parenti scomodi.

Voglio mettere in luce la difesa costante delle donne che il premier ha portato avanti, donne che non hanno avuto scrupoli a  parlarne male, dalla Carfagna alla Gelmini, dalla pasionaria Santanchè alla vacua Prestigiacomo, dalla Minetti alle molte questuanti di professione; e il silenzio elegante sugli amici e adulatori meschinamente ipocriti, dal doppiogiochista Emilio Fede al viscido Carlo Rossella, al querulo Lele Mora; e la battaglia civile e morale per una giustizia vera e saggia, liberale e mai forcaiola, e che non sia acquiescente alla casta più potente dei magistrati mediatici; purtroppo battaglia persa in partenza, dato che abili manipolatori con i loro racconti di facile presa sul popolo bue impediscono di portare alla luce della verità i tanti errori e i non pochi soprusi di giudici incompetenti o faziosi.

La lunga giornata dei lunghi coltelli mi ha fatto capire che Berlusconi ha patito, come me, di quell’arresto politico, che ha sentito sulla sua pelle, persuaso ormai che la concentrazione degli attacchi alla sua persona passi anche dalla demolizione del suo partito e di chi ancora resiste a stargli accanto: sono previste altre vittime della ghigliottina giacobina? o si scatenerà il fuggifuggi dagli appestati, cominciando da chi ha un cuore democristiano, nel significato deteriore del termine? Ci toccherà ancora sentire i disonesti nell’animo e gli opportunisti di professione parlare di onestà e di moralità? Noi vogliamo essere vigili testimoni delle loro piroette e sentiamo il dovere di avvertire quella parte del popolo che non ha ancora perso la ragione e la ragionevolezza.

Per vedere bisogna saper guardare, per sentire bisogna saper ascoltare, per farsi un’opinione bisogna avere buona memoria. Gran parte degli italiani pecca di superficialità e di smemoratezza, è difficile che non ne approfittino i Grandi Costruttori di falsità.

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