Berlusconi, incombe scadenza domiciliari: ‘toghe rosse vogliono la mia fine’

Italy's former Prime Minister Silvio Berlusconi appears as a guest on the RAI television show Porta a Porta (Door to Door) in Rome January 9, 2013. REUTERS/Remo Casilli

La scelta di Silvio Berlusconi e’ di restare volutamente in disparte e lasciare che sia Denis Verdini a sbrogliare i nodi sulla legge elettorale. L’ex capo del governo, racconta chi ha avuto modo di sentirlo in questi giorni, ha come pensiero fisso la data del 10 aprile, giorno in cui il tribunale di Milano dovra’ decidere se concedergli l’affido ai servizi sociali o mandarlo agli arresti domiciliari: i giudici vogliono la mia fine, continuava a ripetere anche oggi.

Ad Arcore, il Cavaliere e’ stato in costante contatto con i suoi uomini per seguire la votazione a singhiozzo sulla legge elettorale. Ai suoi non ha nascosto l’irritazione per l’atteggiamento delle parlamentari azzurre che hanno dato battaglia sulla parita’ di genere in aperto contrasto con la linea ufficiale del partito. A questo pero’ l’ex premier aggiunge il fastidio per l’atteggiamento di Matteo Renzi: non controlla i suoi parlamentati – e’ la sintesi del ragionamento dell’ex capo del governo – se continua cosi’ dell’accordo non restera’ piu’ nulla. Parole che guardano al Senato dov’e gli equilibri numerici sono diversi.

A nulla sono serviti gli appelli della maggioranza delle parlamentari affinche’ ci fosse un pronunciamento ufficiale da parte del Cavaliere a favore delle quote rosa. Il Cavaliere avrebbe ascoltato le ragioni del si’ preferendo pero’ dare ascolto a chi, tra i suoi consiglieri, gli indicava prudenza: il rischio e’ che se passano le quote rosa si voteranno anche le preferenze – gli avrebbero fatto presente – e poi in vista della campagna elettorale dobbiamo pensare a nomi forti sul territorio. L’irritazione pero’ non e’ solo per le deputate di Forza Italia ma anche per l’atteggiamento tenuto da Renzi: non controlla i suoi, spero non ci siano ulteriori sorprese in Senato, ha ribadito ancora una volta ai suoi interlocutori.

L’ex capo del governo sceglie di restare alla finestra in attesa di conoscere nel dettaglio anche i provvedimenti economici annunciati dal premier: abbiamo sempre detto di non avere pregiudizi – e’ il senso del ragionamento – per cui se ci saranno provvedimenti a favore di cittadini e imprese siamo pronti a valutarli. Chiusa la partita della legge elettorale alla Camera, il Cavaliere e’ pronto ad aprire il capitolo europee ed i malumori che gia’ serpeggiano tra i dirigenti azzurri in merito alla scelta delle candidature. Ai suoi fedelissimi continua a ripetere di voler essere lui il capolista in tutte le circoscrizioni: faro’ ricorso in tutte le sedi se mi verra’ impedito di poter essere candidato. Il Cavaliere e’ consapevole di avere poche chance ma appare irremovibile: sarebbe l’ennesima prova del tentativo della mia eliminazione dalla scena politica per via giudiziaria. Non possiamo accettarlo senza dare battaglia.

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