Berlusconi finito? Una risposta a Vittorio Feltri – di Vittorio Pessina

“Mi ha molto rattristato leggere l’articolo pubblicato ieri, martedì 3 maggio, su Libero, a firma di Vittorio Feltri, che descrive un Silvio Berlusconi ormai al tramonto. Forse il giornalista, che da sempre stimo e apprezzo tanto da averlo personalmente premiato come personaggio di rilievo della Bergamasca, ha voluto leggere la Storia solo da una certa prospettiva, dimenticandosi per esempio che se il Cavaliere non è riuscito a portare a termine la sua rivoluzione liberale è anche perché ha sempre avuto alleati che gli hanno messo il bastone tra le ruote ogni volta che hanno potuto. Raggiungere obiettivi ambiziosi richiede una squadra compatta, e prima con Casini, poi con Fini e Alfano, era obiettivamente difficile per il presidente di Forza Italia raggiungere la meta”. Così il senatore Vittorio Pessina, responsabile nazionale del dipartimento Italiani all’estero di Forza Italia.

“Che dire poi del caso Roma? Berlusconi è ancora protagonista, nonostante un Salvini galoppante. Decidere di cambiare cavallo passando da Bertolaso a Marchini, è stato un atto di coraggio e di lungimiranza”. “La politica – osserva ancora Pessina – è complessa, si fa su decisioni che vanno prese di giorno in giorno, a seconda del quadro che si ha davanti. Dopo la retromarcia di Lega e Fratelli d’Italia, il leader azzurro ha dovuto prendere atto che da solo non avrebbe potuto portare alla vittoria Bertolaso. E lo ha convinto a farsi da parte, forte di un rapporto personale fatto di stima e di amicizia. Portando Forza Italia a convergere su Alfio Marchini, dunque su una lista civica nata a Roma e per Roma, Berlusconi è tornato alle origini, alle sue radici moderate ed europeiste. Avrebbe dovuto forse, secondo Feltri, dare la propria benedizione al leader del Carroccio, che va avanti a slogan contro tutto e tutti? Avrebbe dovuto arrendersi alle politiche lepeniste e alla ruspa di Salvini?”.

“No, caro Feltri, Silvio Berlusconi non è finito. L’hanno dato per morto, politicamente s’intende, più volte, ma lui si è sempre rialzato, più forte di prima. Berlusconi e Forza Italia – conclude il senatore Pessina – restano per i moderati una guida. E un centrodestra senza Berlusconi vorrebbe dire lasciare spazio a una destra becera e rabbiosa. E questa possibilità non può essere nei piani del nostro Presidente”.