Berlusconi e Bossi bocciati? – di Carlo Di Stanislao

Dopo quanto accaduto ieri, con la bocciatura alla Camera dell’articolo 1 del rendiconto dello Stato, Giorgio Napolitano chiede, in una nota, una “risposta credibile” anche per “capire se la maggioranza è in grado di operare”. Silvio Berlusconi chiederà la fiducia giovedì alle 11, subito dopo aver concluso un consiglio dei ministri e la verifica verrà votata venerdì. Ma intanto è innegabile il manifestarsi di varie tensioni in seno al governo e alla coalizione, tensioni che  suscitano non pochi interrogativi e varie preoccupazioni, per gli ovvi riflessi istituzionali.

Dunque, come scrive Napolitano, la questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l’apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del Paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei. Una questione davvero non da poco. Anche perché, pochi minuti prima della bocciatura, il governo l’aveva scampata per un soffio: per soli 2 voti era stata approvata la risoluzione di maggioranza sulla nota di aggiornamento del Def.

Per il Pdl la botta è fortissima. Il coordinatore Denis Verdini si aggira per il Transatlantico con il sorriso tirato e i tabulati delle presenze in mano: “Solo un incidente, nulla di politico, semmai c’entra la prostata visto che almeno 4 dei nostri erano in bagno….”. Ma nessuno naturalmente gli crede, né crede in una sorta di epidemia di prostatismo o enterocolite parainfluenzale.

Nella Lega la fibrillazione è alle stelle. Bossi ha convocato i suoi deputati nella saletta del gruppo alla Camera. Ma, a sorpresa, non ha fatto nessun riferimento allo stato di salute della maggioranza. Si è solo sfogato sul caos leghista a Varese: “Vogliono distruggere me e la Lega, c’è stata una trappola dei fascisti organizzata da tempo e Giorgetti non se n’è accorto”. E ancora: “La prossima volta i parlamentari li scelgo io “. A nulla sono valse le osservazioni di alcuni maroniani sulla reale consistenza delle proteste della base. E il riferimento al segretario della Lega lombarda fa capire che il piano per commissariare il partito in Lombardia (Reguzzoni al posto di Giorgetti) sta prendendo quota. Quanto all’incidente del governo, alcuni maroniani, a taccuini chiusi, sorridono: “Nel Pdl sono proprio messi male. Ma se fanno cadere il Cavaliere a noi fanno solo un piacere…”.

Presumibilmente si sente bocciato anche lui. Ieri sera Berlusconi ha incontrato, ad Arcore, Paolo Romani di mattina e Angelino Alfano nel pomeriggio. Con il ministro per lo Sviluppo economico ha fatto un bilancio dello stato dei lavori del decreto che dovrebbe rilanciare l’ economia. Con il segretario del partito si è occupato delle fibrillazioni interne al Pdl. Egli è convinto che Scajola non lo “tradirebbe mai”. Il nodo principale per Berlusconi è il decreto per lo sviluppo. Di carne al fuoco sembra ce ne sia abbastanza, compreso un piano (vecchio pallino di Brunetta) per dismettere il patrimonio edilizio popolare, vendendolo agli attuali inquilini. Sembra che siano state fatte alcune stime prudenziali, che darebbero comunque un gettito molto elevato, superiore ai 30 miliardi di euro (un calcolo che deriverebbe da una semplice moltiplicazione; un milione di case per un valore medio di poco superiore ai 30 mila euro). Ma fra le ipotesi sul tavolo, a dire il vero, circola di tutto, compresa la possibilità di una piccola patrimoniale. Di certo la stesura del decreto è divenuta anche la caccia a quelle risorse che alcuni giorni fa sono state tagliate, in modo lineare, ai ministeri: servono almeno 4 miliardi di nuove entrate per non pagarne altrettanti, secondo le previsioni più allarmate, in termini di penali per opere già in corso di finanziamento. La questione non è solo la maggioranza vacillante, ma ancora una volta il superministro Tremonti, che Cicchitto ha definito “sempre più simile a Savonarola”, con una politica che ha solo adottato tagli lineari e che è il contrario del riformismo. “Per lui – ha detto il capogruppo del Pdl – la lotta all’ evasione è il modo per realizzare in questo mondo corrotto il messaggio di Savonarola, manca però ogni indicazione per una politica di crescita. Abbiamo difeso in Parlamento la politica del rigore perché era inevitabile e necessaria, anche se non era indispensabile la versione fondata sui tagli lineari, ma l’emergenza impone di fare anche cose sgradite”.

Comunque, scrivono molti quotidiani, il fantasma dell’imboscata si aggira sempre più pericolosamente vicino al capezzale di una maggioranza sfaldata e logora e Berlusconi è il primo a temere nuove imboscate (Da Scajola, da Pisanu, da Tremonti e chissà chi altro). Da tempo circolano voci su un voto nel 2012, con dimissioni del governo a gennaio. E il primo a suggerire questa possibilità è proprio il fido (e bocciato a casa) Umberto Bossi. Dice Stefania Prestigiacomo: "Non credo proprio che quanto accaduto alla Camera avrà conseguenze sulla vita dell’Esecutivo", ma sono tanti a guardarla come fosse piovuta da un altro pianeta dentro allo stesso partito. Dario Franceschini dice: “Il voto sul rendiconto dello Stato è un atto dovuto; sicchè per noi, stando alla Costituzione, le dimissioni del Governo sono un atto dovuto". E di questo proprio Napolitano ha voluto sincerarsi. Vedremo nelle prossime ore se il governo è stato bocciato o rinviato a settembre.

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