Benedetto XVI: sorretto da preghiera dei fedeli in momenti più difficili

"Fin dalla mia elezione a successore di Pietro, mi sono sempre sentito sorretto dalla preghiera di voi fedeli, dalla preghiera cioe’ della Chiesa, soprattutto nei momenti piu’ difficili, vi ringrazio di cuore". Con queste parole Benedetto XVI si e’ rivolto oggi ai circa 40mila fedeli presenti all’Udienza Generale dedicata alla preghiera degli Apostoli. "Essi – ha ricordato – erano sereni anche davanti all’opposizione e alla persecuzione". Cosi’, ha aggiunto, "l’Apostolo Pietro anche in catene si sente tranquillo. La forza di Cristo si manifesta pienamente nella debolezza". 

Le parole del Papa sul sostegno ricevuto dalla preghiera dei fedeli sono state accolte dagli applausi dei gruppi presenti. La catechesi di oggi riguardava in particolare l’ultimo episodio della vita di San Pietro, raccontato negli Atti degli Apostoli: la liberazione dalla prigionia a Gerusalemme, grazie all’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore. "L’Apostolo – ha detto il Pontefice – e’ sereno perche’ si fida di Dio". E sa che puo’ contare sulla preghiera della sua comunita’: duemila anni dopo, Benedetto XVI vive la stessa esperienza. "Con la preghiera costante e fiduciosa, il Signore – ha spiegato – ci libera dalle catene, ci guida per attraversare qualsiasi notte di prigionia che puo’ attanagliare il nostro cuore, ci dona la serenita’ del cuore per affrontare le difficolta’ della vita, anche il rifiuto, l’opposizione, la persecuzione".

Tranquillita’ e fiducia, ha ribadito il Papa, sono dunque i due sentimenti prevalenti in San Pietro, "circondato dalla solidarieta’ e dalla preghiera dei suoi" e cosi’ "si abbandona totalmente nelle mani del Signore".

 "Cosi’ deve essere la nostra preghiera: assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell’intimo e si prende cura di noi al punto che – dice Gesu’ – ‘perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati’".

Nell’esperienza della comunita’ di Gerusalemme, dunque, possiamo intravedere che la testimonianza si inaridisce se non e’ animata, sorretta e accompagnata dalla preghiera, "dalla continuita’ di un dialogo vivente con il Signore". "Un richiamo importante – ha osservato Ratzinger – anche per noi, per le nostre comunita’, sia quelle piccole come la famiglia, sia quelle piu’ vaste come la parrocchia, la diocesi, la Chiesa intera".

Secondo il Papa teologo, non bisogna lasciarsi dominare dalle passioni, "dalla dittatura delle proprie voglie, dall’egoismo", ma imparare a pregare bene il Signore, come testimonia l’esperienza di Pietro, a Gerusalemme, nella Chiesa dove e’ "posto come roccia" e dove "sperimenta che nel seguire Gesu’ sta la vera liberta’, si e’ avvolti dalla luce sfolgorante della Risurrezione e per questo puo’ testimoniare sino al martirio che il Signore e’ il Risorto".

L’episodio di Pietro mostra dunque la "forza della preghiera". Il primo Papa, infatti, "si sente tranquillo, nella certezza di non essere mai solo. La comunita’ sta pregando per lui, il Signore gli e’ vicino". "La preghiera costante e unanime – ha quindi concluso Benedetto XVI – e’ un prezioso strumento anche per superare le prove che possono sorgere nel cammino della vita, perche’ e’ l’essere profondamente uniti a Dio che ci permette di essere anche profondamente uniti agli altri".

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