Bagnasco e le tasse – di Roberto Pepe

La battuta più decente a Roma è stata: “Se l’è annata a cercà”,  quando è stato chiesto da qualche politico di far pagare al Vaticano qualche tassa in più. Quando il Presidente della Cei, Cardinale  Angelo Bagnasco, interviene affermando: “Come comunità cristiana, come credenti dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte", non fa altro che cercare di curare saggiamente la pancia dell’intera comunità italiana, tralasciando forse di pensare principalmente a curare lo spirito del cattolico italiano. Tutto qui. Certo che ha ragione l’alto prelato nello scandalizzarsi per la quantità di persone che non pagano le tasse: ha ragione, come hanno ragione tutti gli italiani – più poveri – che si sentono rubare quei pochi soldi di pensione utile alla sopravvivenza quotidiana.

Ed è assolutamente inutile, però, che Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, se la prenda con Radicali, Massoni e con il “potente Partito dell’evasione”. E’ ovvio che quando si denuncia fortemente una “magagna” bisogna dare per scontato che chi già ti avversa normalmente trovi qualche appiglio per contrastarti. E’ ovvio pure che le “immediate reazioni bipartisan favorevoli” di quanti “lavorano per un’equa correzione della manovra-bis”, sa tanto di attacco e spinta al Governo ad agire in un determinato modo, generando una sorte di ingerenza politica, addirittura, su provvedimenti in corso d’opera…

Ma purtroppo, proprio per l’alto compito ufficiale che ha il cardinale Bagnasco (non può parlare mai da cittadino comune), la sua osservazione è stata fatta nella peggiore delle tradizioni interventiste nelle cose di Stato che molti altri Alti Prelati (contravvenendo esattamente l’impostazione evangelica data dal nostro “grande” Papa Ratzinger)  utilizzano per denunciare una qualche malefatta attinente esclusivamente al mondo civile (vedi Tettamanzi o l’Arcivescovo di Agrigento). Il loro errore consiste nel fatto che non possono assolutamente arrogarsi il principio di rappresentare “loro” l’intera cittadinanza, come fossero dei Masaniello, proprio perché l’Italia è uno Stato di diritto (poco) conformato da diverse etnie e religioni ed atei non-credenti. Bagnasco non doveva apparire un Di Pietro o un Bersani-bis, ma doveva, per esempio, imporre al proprio clero di chiedere espressamente nei confessionali se il penitente, oltre ad altri peccati denunciati, avesse pagato le tasse giustamente ed in caso negativo, di commisurare delle pene pesantissime (venti ave, gloria e pater) a chi avesse riconosciuto di aver fatto il furbetto! Gli italiani “tutti” avrebbero capito “l’antifona”, ma nessuno avrebbe potuto imputare che la Chiesa interviene nella cura delle tasse, anziché pensare alle anime! E, soprattutto, senza dare l’opportunità ai soliti anticlericali di suonare le loro trombe!

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